domenica 16 novembre 2014

RECENSIONE: Rossa come l'amore perduto di Roberta Rizzo



Buona lettura!
Titolo: Rossa come l'amore perduto
Autore: Roberta Rizzo
Pagine: 144
Prezzo: 9,90 euro
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 8 ottobre 2014

Trama
Constanze vive a Parigi con i nonni e la madre Sara, da cui ha preso il cognome non avendo mai conosciuto l'identità del padre. Sta per compiere diciassette anni, capelli rossi come il rame, occhi di giada e un talento: suona divinamente il violino, una passione ereditata da Sara, donna dal carattere spigoloso e ribelle. Constanze conosce il mondo solo attraverso di lei, che ha deciso di farle interrompere gli studi, terminati quelli obbligatori, perché condivida la sua vita anticonvenzionale e immersa nella passione per la musica. Ma sono troppi i segreti che sua madre le cela e Constanze dovrà scoprirli nel modo più crudele e improvviso, quando il suo giovane cuore non è ancora preparato a sopportarli.
Un romanzo sull'amore e sulla musica, sulle note dolci e strazianti che accompagnano ogni vita.
 
 
"Rossa come l'amore perduto" è un breve romanzo dedicato a un pubblico giovane che mi è capitato di leggere ultimamente. L'autrice, Roberta Rizzo, è più nota in Italia con lo pseudonimo Moony Witcher e, dopo anni dedicati alla stesura dei romanzi che vedono Nina come protagonista, ha voluto cambiare genere scrivendo una storia che ha un target leggermente diverso.

La protagonista della storia è Coco una rossissima quindicenne che vive a Parigi con la madre musicista e i nonni. Nella storia, la sua bellissima ed estrosa madre si ammala di leucemia ma, prima di lasciare Coco, le regala la possibilità di frequentare il conservatorio italiano dove ha studiato e dove ha conosciuto il suo unico vero amore. La ragazza, già distrutta per il dolore della perdita, viene sconvolta a causa di moltissime rivelazioni che vive dopo il suo trasferimento in Italia. Fortunatamente, non tutto ciò che accade nella penisola partenopea è negativo...

Parto subito dicendo che il libro non mi è piaciuto molto nel suo complesso. Prima di tutto penso che il termine romanzo non sia del tutto appropriato perché a me è sembrato molto di più un racconto lungo, visto anche che conta circa 140 pagine scritte con un font abbastanza largo. A parte questa questione più tecnica, il libro non mi ha convinto principalmente per lo stile adottato che mi è parso troppo "costruito".  Di solito non ho problemi con lo stile dei diversi autori che leggo perché, anche se inizialmente non mi convincono, riesco ad abituarmi e ad assaporare la storia; in questo caso, forse per la brevità del romanzo, non sono riuscita a calarmi nella vicenda narrata.
Vi riporto un breve esempio che ho trovato in seconda pagina per cercare di farvi capire la mia sensazione:
"Gli occhi color giada si socchiusero e una voce assonnata si intrecciò al canto delle gocce di cristallo, ancora dolcemente sospinte dalla corrente d'aria."
Insomma, spesso nel libro sono rimasta incagliata in descrizioni troppo ricche di similitudini e in dialoghi che ho trovato troppo poco naturali e fluenti nel loro complesso; queste caratteristiche hanno reso la lettura più ostica.
La storia narrata è semplice e non l'ho trovata particolarmente eccezionale ma credo che, se fosse stata scritta con degli accorgimenti diversi, sarebbe potuta essere più godibile. La parte che mi ha colpita maggiormente è quella relativa al passato della madre della protagonista: la sua gioventù, i suoi pensieri e le sue esperienze durante gli anni passati nel conservatorio italiano. Probabilmente se avessi avuto qualche annetto in meno (ho 25 anni), avrei apprezzato di più la storia di Coco, così nostalgica e a tratti romantica.
Ho deciso di assegnare 2 stelline al libro ma mi riservo la possibilità di leggere la serie di Nina con le sue avventure per ragazzi.

Lya

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