14 febbraio 2012

Recensione "D'amorire" di Jessica Ravera

Titolo: D’amorire
Autore: Jessica Ravera
Pagine: 177
Prezzo: €15,00
Casa Editrice: Happy Hour

Trama:
Gemma, un’appassionata professoressa di inglese e Italo, un informatico disilluso, si incontrano a Dublino dove nasce un’intensa storia d’amore. Tornati a Milano, dopo pochi anni felici una notte il loro mondo perfetto s’infrange: lei muore in un incidente e lui si ritrova, solo e con una figlia, a dover reinventare la propria vita. Ma il destino gli rimescola
continuamente le carte. Il seme del dubbio su una doppia vita della moglie lo porterà a indagare nel mondo irrequieto ed effimero degli adolescenti… Incontrando così Nathalie,
dolcissima tentazione.

Recensione:
“D’amorire” è il romanzo d’esordio dell’autrice Jessica Ravera. Nonostante il romanzo sia molto breve l’autrice è riuscita comunque a raccontare tutto ciò che c’era da raccontare. Ma andiamo con ordine. Italo e Gemma sono una coppia come tante, conosciutisi per caso durante un viaggio a Dublino, si sono innamorati e da quell’incontro fortuito non si sono più lasciati. Si sono sposati ed hanno avuto una figlia, Sara. Sarebbe una storia alquanto comune se non fosse che la loro vita si distrugge una sera, durante un temporale, in cui Gemma perde il controllo dell’auto e muore. Come viene descritta la morte di Gemma mi ha colpito particolarmente, perché uno non ci pensa, ma in realtà i TG sono pieni di notizie simili, che nessuno ascolta con interesse e nessuno riflette sul fatto che in quel momento, mentre tu ascolti la notizia con indifferenza, da qualche altra parte c’è qualcuno che invece non si da pace per aver perso un figlio, un genitore, la moglie…Nel susseguirsi dei momenti successivi alla morte di Gemma (il funerale, Sara, …), Italo ripercorre i momenti belli e meno belli passati assieme alla moglie, rendendosi conto troppo tardi di quante cose avrebbe potuto fare per lei ma non ha fatto, lasciandosi quindi abbattere dai sensi di colpa e lasciare che il suo capo, una donna senza cuore, ne approfittasse.
La storia però ben presto prende una piega diversa quando Italo scopre il diario della moglie in cui si parla di un presunto amante, rendendosi conto solo allora di quanto poco conoscesse Gemma e di quanto poco sapesse della Moglie al di fuori delle mura scolastiche e domestiche. Il dubbio e la rabbia lo porteranno dunque alla ricerca del giovane amante,  uno studente della moglie. Nella sua ricerca si imbatterà dunque in un mondo a lui sconosciuto e alquanto frenetico: il mondo degli adolescenti. Sarà in questa occasione che conoscerà Nathalie, una diciassettenne disinibita che gli farà riprovare emozioni che ormai non provava da tanto, seppur si parla di pure e semplici pulsioni fisiche e sessuali.
Italo è un ultra trentenne, mentre Nathalie non è nemmeno maggiorenne, probabilmente qualche anno fa una storia del genere avrebbe suscitato scandalo, ma oggi no! Sarà merito (o meglio COLPA!!?) di Moccia con i suoi “romanzi” d’amore, che ci fa credere che davvero l’amore tra un’adolescente con la voglia di divertirsi in discoteca e sballarsi e padre di famiglia e vedovo può esistere? Non so…certo però un po’ mi ha fatto riflettere e ho trovato comunque questa storia abbastanza verosimile, seppur poco frequente.
Un punro debole del romanzo è poi, a mio avviso, l’assenza quasi totale della descrizione del rapporto padre-figlia. Sara ha solo 2 anni, ha perso la mamma tragicamente e al mondo non ha che suo padre. Eppure nel libro la bambina non è che un figurante quasi sempre in ombra, trascurata nella narrazione e talvolta solo citata. Viene quasi sempre lasciata alle cure di Cristina, migliore amica di Gemma, e sembra che questa bambina non senta mai la mancanza della madre, anche se in realtà a 2 anni è un età sufficiente per sentire l’assenza di una mamma, soprattutto una mamma come Gemma, sempre presente e dolce con la figlia. Lo reputata una mancanza non da poco!
Infine non posso non citare alcuni dubbi sul linguaggio. Probabilmente questo dipende solo da me e dal mio modo di pensare, ma l’utilizzo troppo frequente di termini volgari da parte di Italo, non solo nel mondo degli adolescenti, ma anche nell’intimità della famiglia, non mi sono per nulla piaciuti! A differenza del linguaggio, la narrazione mi è piaciuta: semplice, chiara e lineare, le descrizioni non  erano mai troppo lunghe  e la scrittura non diventava mai noiosa. Ho letto il romanzo in un paio d’ore e non mi sono pesate.
Prima di passare al voto voglio fare una precisazione sul titolo, la cui spiegazione è tutta da scoprire: non è un errore grafico, il romanzo si chiama davvero “D’amorire” e non D’amore o Da morire, e devo ammettere che a differenza di ciò che mi capita di solito questa volta a colpirmi non è stata la copertina (a dire il vero molto anonima e poco significativa) ma piuttosto il titolo insolito e accattivante.
Ero indecisa tra 3 e mezzo e 4 stelline, ma alla fine voglio dare fiducia alla giovane autrice dandole 4.

A presto
Isy

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