martedì 13 ottobre 2015

Recensione “Il diario di Bridget Jones” di Helen Fielding

Titolo: Il diario di Bridget Jones
Autore: Helen Fielding
Pagine: 317
Prezzo: 9,90€
Editore: Bur


 
Mangia troppo, beve troppo, fuma troppo, ha una mamma troppo invadente, un uomo troppo sposato e troppo pochi "pretendenti". È il ritratto di una single di oggi, moderna trentenne in carriera, quale risulta dal diario di un anno della sua vita, dove vengono raccontati, con humor e ironia, i problemi, le speranze, le delusioni di una donna qualunque.


Oggi vi parlo di uno dei romanzi più famosi del genere Chick-lit, anzi: il romanzo per antonomasia. “Il diario di Bridget Jones”. Famoso, amato, apprezzatto…però! Via il dente, via il dolore: l’ho detestato!! Oddio, è scritto bene, è una lettura scorrevole e leggera, ma lei è antipatica e l’ho odiata dopo neanche 20 pagine. Eppure le premesse erano ottime. Pasticciona, imbranata con gli uomini, un po’ sfigatina. Per certi versi ricordava una me di un po’ di anni fa, prima di fidanzarmi: impacciata col sesso opposto e in perenne lotta coi chili in più. Certo non avevo problemi col fumo e alcool, ma avevo altri vizi che mi penalizzavano (per esempio soffrivo di onicofagia).
Quando ho iniziato a leggere il romanzo mi sono detta: “Io e Bridget andremo d’accordo!”. Il fare buoni propositi per l’anno nuovo – e poi puntualmente fallire dopo 3 settimane – e tutto quello che ho elencato precedentemente mi hanno trasmesso un sentimento di simbiosi con questa ragazza. Ma dopo poche pagine ho capito che in realtà io avevo ben poco (e per fortuna) in comune con lei.
Bridget ha una cotta per il suo capo, un Bastardo con i fiocchi, ma come ben si sa, un cliché della letteratura non solo rosa, è che quanto più gli uomini trattano male una donna, tanto più esse cascano ai loro piedi.
Nel frattempo conosce, anzi ritrova il figlio di vecchi amici di famiglia, Mark Darcy, con il quale instaura subito un rapporto di avversione reciproca. Devo ammettere che tra tutti i personaggi, Darcy è l’unico che si salva. Mi è piaciuto il suo modo di essere e il suo modo di fare, in netto contrasto con l’odioso Daniel.
A questa allegra combriccola va poi aggiunta la stupida mamma di bridget che, in piena crisi di mezza età, molla il marito e vuole tornare a sentirsi giovane (ben venga!) facendo tutto ciò che di più stupido c’è al mondo (Pessima, Pessima idea!).
Il romanzo è dal mio punto di vista un miscuglio incredibile di luoghi comuni, cliché e situazioni portate all’esasperazione nella speranza di rendere più simpatica e goffa la già pasticciona Bridget Jones. Però per me è stato esasperante giungere alla fine di questo testo. L’unico elemento positivo è la scrittura chiara e diretta, con una narrazione in prima persona, che permette una maggior immedesimazione nel personaggio (che a volte mi spingeva a prendere a testate il muro!). Quindi in conclusione non riesco proprio a dare un voto maggiore di 2 e ½. Perché è vero che il romanzo è comunque scritto bene, ma difronte all’antipatia per Bridget Jones non ho potuto fare nulla di più.



Ah, per concludere, Bridget Jones dovrebbe cambiare la bilancia: gli sbalzi di peso da giorno a giorno sono assurdi…

1° gennaio: 58.6 Kg;

3 gennaio: 59 Kg;

4 gennaio: 59.5 Kg;

5 gennaio: 58.6 Kg;

8 gennaio: 58.1 Kg;

9 gennaio: 58.1 Kg;

10 gennaio: 57.6 Kg;

15 gennaio 57.1 Kg;

16 gennaio: 58 Kg;

27 gennaio 57.6 Kg;

Seriamente?! E lo dice una che sa cosa vuole dire mangiare fino a scoppiare e il giorno dopo digiunare come fossi una modella in una taglia 38 alla sua prima passerella e la necessità di dimagrire perché troppo grassa!

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