sabato 18 luglio 2015

RECENSIONE: Jane la bruttina di M.C. Beaton

Buona lettura e buon week end!
 
Titolo: Jane la bruttina
Autore: M.C. Beaton
Traduttore: Simona Garavelli
Pagine: 197
Prezzo: 15 euro
Editore: Astoria
 
Trama
 
Depredati dall’orrendo Palmer, l’intermediario del duca di Pelham, i servitori di 67 Clarges Street si trovano di nuovo in miseria e non possono che sperare in una nuova Stagione. Quando finalmente giunge la famiglia Hart, una ventata di ottimismo serpeggia in Clarges Street. Ci sono due ragazze che devono prendere marito, Euphemia e Jane, e Mr Rainbird e la sua piccola famiglia si augurano di poter trarre doppio vantaggio. Presto però si accorgono che Jane è messa in ombra dalla grazia e dalla bellezza della sorella maggiore, al punto da non voler quasi partecipare alle feste e ai balli, indispensabili per poter combinare un buon matrimonio. Inizialmente quasi per interesse personale, e poi sempre più affezionata a Jane la bruttina, la servitù di Clarges Street s’impegna per trasformare la ragazza…
 
 
Sinceramente parlando? Non mi aspettavo che il libro fosse così adorabile! L’ho scovato per puro caso e ho deciso di leggerlo… ora voglio leggere gli altri della stessa serie! Non sono stati tradotti in italiano e sono autoconclusivi quindi posso concedermi di leggerne un altro paio XD

Il romanzo, come s’intuisce dal titolo, si concentra su Jane, ragazza appartenente a una famiglia benestante che vive in tranquillità in campagna verso la fine dell’ottocento.
Jane, bruna, spiritosa e poco incline ad assecondare l’altro sesso, viene chiamata “la bruttina” perché paragonata ogni giorno a sua sorella, bionda, occhi chiari e portamento leggiadro. Questa forte differenza fa credere a lei stessa di essere scialba e poco interessante ma, durane la Stagione londinese si rivela essere tutto il contrario: Jane attira l’interesse di un facoltoso gentiluomo e, insieme a lui inizia a indagare sui misteriosi avvenimenti accaduti nella casa dove alloggia la ragazza.

Come ho già detto nell’introduzione, il romanzo è stato una vera sorpresa, per una volta in positivo! L’ho trovato scorrevole, accattivante, simpatico e a tratti favolistico/austeniano. Insomma, tra la protagonista sveglia e abbastanza fuori dalla sua epoca, i servitori della casa dove sono avvenute misteriose morti e l’indagine maldestra fatta nella Londra ottocentesca, il romanzo è davvero molto carino.
Il primo punto positivo è relativo all’ambientazione vittoriana e alle tradizioni della società: c’è una famiglia campagnola, ci sono due figlie in età da marito e si avvicina la stagione londinese dove presentare le due fanciulle alla buona società. La storia si svolge proprio tra salotti, giri in carrozza per i parchi e case altolocate e Jane, da perfetta eroina auteniana, è praticamente un pesce fuor d’acqua. Non è lei che viene messa (e si mette) in bella mostra ma sua sorella ma, nonostante questo, viene avvicinata da diversi gentiluomini, tra cui l’unico che potrebbe interessarla. Jane però si crede brutta, goffa e poco interessante mentre considera sua sorella come il perfetto esempio della dama inglese e della futura moglie aristocratica. Sentendosi, quindi, il brutto anatroccolo della situazione, grazie anche alla cattiveria della madre e della sorella, Jane si fa un po’ beffe delle tradizioni e dei comportamenti femminili che tutti si aspettano da una giovane e inizia a mettere il naso in situazioni più grandi di lei. Tutto perché vuole scoprire cosa è accaduto alla ragazza, trovata morta, che abitava nella stessa casa londinese che loro hanno preso in affitto per la stagione. Fortunatamente sarà aiutata da un aitante gentiluomo e dai servi della dimora, tutti alleati con la piccola e per niente brutta Jane. Quindi, tra un ballo, una soirée e una passeggiata in carrozza Jane fa breccia nel cuore di molti dimostrando la sua audacia e impulsività.
Quello che mi è saltato più all’occhio, insieme all’ambientazione e alla protagonista, è certamente il modo in cui viene dipinta l’alta società vittoriana londinese. Viene spessissimo messa in luce la superficialità degli aristocratici, mascherata e abilmente nascosta dall’eleganza dei modi e degli abiti e delle consuetudini ormai radicate. Tutto questo anche per quanto riguarda i matrimoni che sono decisi in base al reddito dell’uomo o alla dote della donna. Esempio di questi calcoli (abbastanza comprensibili per le donne dell’epoca), sono la madre e la sorella di Jane: sono delle snob interessate solo a mostrarsi come pavoni durante gli incontri con gli altri membri della società. Queste loro caratteristiche permettono alla semplice schiettezza di Jane di risaltare e prosperare.
Il mistero da risolvere è, in realtà, un surplus che dà più corpo alla storia e, nonostante si un po’ banalotto, risulta comunque piacevole ed efficace, così come il finale che tutti ci aspettiamo!
Assegno quattro stelline a questo romanzo che è riuscito a incantarmi!

Lya
 

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