domenica 14 luglio 2013

RECENSIONE: Figli dello stesso padre di Romana Petri

Buona domenica lettrori,
eccomi con una nuova recensione!

Titolo: Figli dello stesso padre
Autore: Romana Petri
Pagine: 297
Prezzo:€ 16,40
Editore:  Longanesi

Trama
 Finalista Premio Strega 2013. Figli dello stesso padre, ma di due donne diverse, Germano ed Emilio si rivedono dopo un lungo silenzio. Sono diversissimi, accomunati unicamente dall'amore insoddisfatto per il padre Giovanni, una figura possente, passionale ed egocentrica, che ha abbandonato la madre di Germano perché la sua nuova donna aspettava un figlio, Emilio, per poi abbandonare poco dopo anche lei come tutte le altre donne della sua vita. Germano, pur essendo sempre stato il preferito del padre, non ha mai perdonato al fratello minore di essere la causa del divorzio dei genitori. Emilio, cresciuto sapendo di essere il figlio non voluto, ha sempre cercato, invano, l'affetto del padre e del fratello. Nei pochi giorni che trascorreranno insieme, le antiche rabbie e il richiamo del sangue riemergeranno furiosi.



Mia recensione
"Figli dello stesso padre" è uno dei romanzi candidati  e finalista al premio strega di quest'anno ed ero davvero curiosissima di leggerlo. Sinceramente non sono particolarmente attirata da questi premi vari però la trama di questo libro mi ha colpito tantissimo e, dopo un po' di titubanza, ho deciso di leggerlo.

I protagonisti sono Emilio e Germano due fratellastri che hanno condiviso in maniera iniqua l'affetto di loro padre che ha avuto Emilio da una delle sue relazioni extraconiugali contribuendo a mettere poi fine al matrimonio. In realtà le storie sono tre: quella dei due figli, l'amato Germano e il disprezzato Emilio, ma anche la storia della vita disastrata del padre che ha distrutto le sue relazioni con le innumerevoli donne ma anche con il sangue del suo sangue.

Che dire? Il libro non mi ha convinta perché ho trovato il fulcro della storia davvero poco realistico: Germano, pur avendo quasi 50 anni suonati, imputa le colpe del padre al fratello Emilio che invece cerca da 40 anni l'approvazione e l'affetto del suo eroico fratello maggiore. Nei flashback raccontati, che sono i momenti che più ho apprezzato, emerge il rapporto quasi malato che il padre ha con i suoi figli e con le tante donne che frequenta e, tutto ciò, va a incidere notevolmente sulla relazione tra Emilio e Germano.
La figura del padre snaturato e immaturo è sempre presente ma è spesso i suoi comportamenti sono giustificati  dai suoi familiari che, nonostante siano coloro che più sono colpiti dal suo comportamento infantile, non riescono a colpevolizzare questa figura così estrema. Ugualmente Germano è un uomo poco equilibrato che si comporta come suo padre, infatti cambia donne come vestiti, è incapace di amare (sua madre a parte) e continua, dopo anni e anni di sofferenza, a sostenere il padre e a denigrare Emilio e Costanza, madre di quest'ultimo. Insomma, questo comportamento così infantile e aggressivo nei confronti del mite Emilio che, non voluto dal padre, denigrato dal fratello e cresciuto alle spalle della sua ingombrante ombra, è a dir poco ridicolo. Questa parte davvero non mi ha convinta e mi faceva innervosire perché Emilio, del tutto innocente e tanto gentile, è un personaggio sicuramente problematico ma anche comprensibile e insicuro nonostante abbia un'ottima posizione lavorativa in America, una bella famiglia stabile e che lo ama. Anche se ha tutto ciò lui desidera da sempre l'amore del fratello pur ricevendo da lui solo schiaffi morali e sentimentali.
Sicuramente la vita dei due protagonisti e delle loro madri è complessa e articolata e, in parte, mi ha coinvolto, ma il sentimento che mi ha condotta alla fine de libro è quello della rabbia che mi ha portato a non sopportare Germano e a compatire Emilio.

Assegno a questo romanzo due stelline e mezzo.

Lya


3 commenti:

  1. Ah ah, divertentissima questa recensione, me la sono spassata davvero: Adesso un romanzo vale o meno a seconda di quanto è simpatico o antipatico il suo protagonista. Ma nessuno sa più giudicare il linguaggio, la sobrietà stilistica. E poi, beati voi, si vede che di rancori familiari non ne sapete proprio niente. Comunque grazie perché mi sono divertita parecchio la profondità della lettura rasentava il mezzo centimetro.
    Rosy

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    Risposte
    1. Ciao Rosy, nella mia recensione non ho detto che il romanzo fa schifo o cose simili ma ho raccontato la mia esperienza di lettura e le impressioni che mi ha lasciato in posotivo o negativo...Non ho parlato dello stile perché non è quello che mi ha colpito ma mi sono concentrata su un particolare che, personalmente, ho trovato un po' troppo estremo. In ogni modo mi fa piacere che ti sia divertita e ti auguro una buona lettura.

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  2. Dimenticavo. Non ho letto il libro. Ma adesso lo farò senz'altro. Rosy

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