venerdì 11 luglio 2014

Recensione: "Un padre è un padre" di Catena Fiorello

Titolo: Un padre è un padre
Autore: Catena Fiorello
Pagine: 329 pagine
Editore: Rizzoli
Prezzo: 18 €

Trama:
Cara Paola. Quando apre quella lettera, il cuore le martella in petto per l’emozione. A ventidue anni, Paola è una giovane donna che ha vissuto solo il calore dell’abbraccio materno, e quelle parole sono il primo contatto con il padre, l’uomo che non ha mai conosciuto. È il giugno del 1982, a Catania, stanno per iniziare i mondiali e alla radio Giuni Russo canta Un’estate al mare, ma Paola si è appena ritrovata sola. Prima di lasciarla, la madre le ha dato un foglio con un indirizzo e un nome: quello dell’uomo che le ha abbandonate. Così lei lo ha contattato, vincendo il proprio rancore. Si chiama Roberto, e quando si incontrano per la prima volta è un colpo di fulmine. Paola non ci riesce proprio a odiare quella persona che sa subito farsi amare e anzi, si sente in profonda sintonia con lui. Per questo fa cadere ogni barriera e inizia a frequentarlo, rivendicando con un’energia tutta nuova il diritto ad avere un padre. Nessuno però deve sapere di lui, non Sandy e Milena, le amiche di una vita, e nemmeno Lorenzo, che è riuscito a farle battere il cuore dopo anni di storie sbagliate. Quando però Paola decide di dare una svolta al loro legame, una nuova verità arriva a sconvolgerle la vita per sempre. Ma solo accoglierla potrà renderla felice e aprire il suo cuore all’amore. Quello che non tradisce. Catena Fiorello ci racconta in questo romanzo la storia che ha sempre voluto scrivere: quella di un uomo che impara a essere padre e di una donna che scopre di essere figlia. Perché padri, e figli, si diventa, grazie alla forza sorprendente dell’amore.

Recensione:
«Perché di essere figli non si smette mai»


“Un padre è un padre” è il primo romanzo che leggo della scrittrice Catena Fiorello. Il pericolo principale in cui può incorrere un lettore, quando ha tra le mani un romanzo di questa autrice, è di lasciarsi influenzare dal cognome: Fiorello. Io ho una grandissima stima per i due Fiorello della televisione: Rosario, il celebre showman e da tutti conosciuto come solo “Fiorello”, e Beppe, famoso attore che io amo follemente! La mia paura era di lasciarmi in parte influenzare dal cognome dell’autrice nella lettura e nel giudizio finale del libro. Perché purtroppo certe cose è difficile controllarle (non impossibile!).
Quando ho preso in mano il romanzo, e ho iniziato a leggere, ho dimenticato tutto! Chi fosse l’autrice, il suo cognome, la sua storia, la sua famiglia. Ero solo io e al mio fianco c’era Paola che mi narrava la sua vita e il suo primo incontro con il padre che mai aveva conosciuto. Sono bastate poche righe per essere catapultata nella Palermo del 1982 a conoscere questa bellissima storia.
Paola ha 22 anni ed ha da poco  perso sua madre Angela. Suo padre non l’ha mai voluta e Paola per tutta la sua infanzia lo ha conosciuto solo attraverso le parole di rabbia e rancore che sua madre riservava per l’uomo che aveva amato, ma che non aveva esitato a scappare non appena lei gli aveva confessato di essere incinta. Rabbia ed orgoglio che le hanno sempre impedito di riprovarci. Ma in punto di morte qualcosa era cambiato in lei, forse la paura di lasciare sola Paola o forse la consapevolezza che fosse giusto che anche sua figlia conoscesse il padre, le fece compiere un ultimo gesto: darle un bigliettino con un nome e un indirizzo. Il padre di Paola si chiamava Roberto e viveva a Milano.
E così, dopo la morte della madre e l’inevitabile lutto che l’aveva colpita, Paola prende carta e penna e scrive a quell’uomo che tanto aveva idealizzato e che, nonostante le parole della madre, in fondo al suo cuore non era mai riuscita davvero ad odiare. Qualche giorno dopo arriva una lettera di risposta, una lettera che inizia con un semplice “Cara Paola”, due parole che però bastano a far emozionare la giovane. Dopo qualche giorno arriva una chiamata e la promessa di un primo incontro che avviene a Palermo, in un afoso giorno di quel giugno 1982 che, inevitabilmente, cambierà il futuro di Paola!

«(…) amare senza essere ricambiati. Un’inutile perdita di tempo cui ci assoggettiamo senza ragionare»

La storia di Paola mi ha coinvolta e commossa. Ha un carattere particolare e in certi comportamenti non mi sono riconosciuta. Lei è pacata, riflessiva. L’uomo che l’ha abbandonata cerca di recuperare un rapporto con lei e Paola gli concede il beneficio del dubbio, pur mostrando ogni tanto qualche istinto di rabbia o di gelosia per la famiglia che lui si è costruito dopo aver abbandonato lei e sua madre.
Paola però mostra di essere una ventiduenne come altre, nonostante il suo passato: un amore sbagliato, errori di cui deve pagarne le conseguenze e anche un ragazzo che sarà pronto a starle accanto e darle l’amore che merita.
I personaggi che circondano Paola sono tutti ben caratterizzati ed è stato per me facile sentirli vicini e immaginarli. Ci sono Sandy e Milena, le sue migliore amiche, anch’esse con una loro storia che, seppur rilevante, non risulta mai occultante la storia principale. Esse infatti vivono un amore clandestino, quando parlare di omosessualità era ancora un vero tabù e la parola “lesbica” non era nemmeno contemplata nel dizionario.
«Tutti sapevano, nessuno sapeva».

Ci sono poi Riccardo, il classico figlio di papà a cui tutto è dovuto e nulla è tenuto a dare e Lorenzo, un suo caro amico, ma che non può essere più diverso da lui. Altre figure importanti che gravitano attorno a Paola sono Mariella, la sua premurosa vicina di casa e Lucy, la sua datrice di lavoro
Ci sono poi la nonna e Zio Antonio che, pur vivendo a pochi km da Palermo, non le fanno mai mancare l’appoggio e l’aiuto di cui una ragazza sola ha bisogno.
E infine c’è Roberto, un uomo che ha deciso di riparare ad una rottura del passato che non avrebbe mai avuto ragione di esistere se lui ed Angela non si fossero lasciati trasportare dall’orgoglio e dall’ambizione di arrivare sempre più in alto.
Un libro delicato e coinvolgente narrato in maniera toccante, che non risparmia sorprese al lettore. Sorprese spiazzanti, ma che danno una nuova linfa al romanzo.
Però anche in questo romanzo ho trovato qualche pecca: infatti, a volte, ho trovato che le descrizioni molto dettagliate e prolisse, a lungo andare un po’ stancavano. Un vero peccato perché la scrittura della Fiorello è capace di trasportarti, attraverso le parole, in ogni luogo che descrive.
Lo stile narrativo della Fiorello però non è facilissimo. Ho trovato nella scrittura un uso esagerato delle virgole, soprattutto in alcuni periodi. All’inizio questo stile mi ha messa in crisi: troppe  cesure, un ritmo troppo incalzante, però dopo un po’, grazie anche alla lettura ad alta voce (E sì! Spesso lo faccio!), sono entrata “nel ritmo narrativo” e il romanzo ha preso una nuova musicalità. Le parole sembravano note di un misterioso spartito che dava vita a una melodia che ben si apprestava ad accompagnare la narrazione della storia di Paola e di come la sua vita fosse cambiata in quel giugno 1982!
Se mi dovessero chiedere: “Consigli questo romanzo?” direi “Sì, ma non a tutti”. Il finale potrebbe deludere alcuni. Per me è un bel finale, proprio come quelli che piacciono a me. Non è un vero lieto fine! Si tratta di un finale che fa pensare…
Che da una speranza a chi resta…
Come se…

Assegno a questo splendido romanzo 4 stelline!



PS: Voglio spendere due parole in merito alla presentazione del romanzo che è stata organizzata dal “Presidio del libro” del mio paese. (Nella recensione ovviamente ho cercato di avere un occhio critico, cercando di non lasciarmi coinvolgere da questo incontro! Spero di esserci riuscita!)
Ho avuto il piacere di conoscere Catena Fiorello e posso descrivere questo incontro con le parole di una signora presente alla serata: “Si vede che è una Fiorello! Ha dimestichezza sul palco proprio come i due fratelli!” (Rosario e Giuseppe Fiorello, nda). Infatti più che una presentazione è stato uno “spettacolo” in cui l’autrice ha sì parlato del libro, ma ha saputo intrattenere, parlare di argomenti importanti, coinvolgere il pubblico e farlo ridere. E ha dedicato anche un pensiero toccante a due persone che non ci sono più: Alberto, un ragazzo morto in un incidente, a cui ha dedicato la serata e il romanzo, e Giorgio Faletti scomparso lo scorso 4 luglio.


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