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16 febbraio 2019

RECENSIONE: La sala da Ballo di Anna Hope

Buon weekend e buona lettura!

Titolo: La sala da ballo
Autore: Anna Hope
Pagine: 395
Prezzo: 16,80 euro
Editore: Ponte alle Grazie

Trama
Inghilterra, 1911. In un manicomio al limitare della brughiera dello Yorkshire, dove uomini e donne vivono separati gli uni dagli altri da alte mura e finestre sbarrate, c’è una sala da ballo grandiosa ed elegante, con tanto di palcoscenico e orchestra. In questo luogo sognante e raffinato, i pazienti si ritrovano una volta alla settimana per danzare: qui hanno la possibilità di sentirsi liberi, di mostrare i sentimenti, di muovere i loro corpi in libertà. I desideri lungamente messi a tacere tornano ad agitare con prepotenza i cuori dei protagonisti. Proprio nella sala da ballo Ella Fay, una giovane operaia ricoverata contro la sua volontà per una crisi isterica, conosce John Mulligan, un uomo dalla sensibilità fuori del comune, che soffre di depressione in seguito a un trauma. Complice del loro incontro è Clem, una paziente affetta da manie suicide, che aiuta Ella a leggere i messaggi di John. A occuparsi di loro c'è il dottor Fuller, un medico ossessionato dall'eugenetica e fermamente convinto che la musica e la danza possano aiutare nella cura delle malattie psichiatriche. Quattro personaggi che intrecciano le loro storie in un affresco originale e carico di significati profondi: i loro dolori e le loro frustrazioni sono anche i nostri, come pure la danza liberatoria, il coraggio di gridare, la voglia di cambiare.

Ed è esattamente quando non hai particolari aspettative per un romanzo che ti trovi a leggere con stupore una bellissima storia, ricca, particolare e piuttosto originale. "La sala da ballo" di Anna Hope è un libro che mi ha colpita e che ho particolarmente apprezzato.

All'inizio del 1900, in un'Inghilterra cupa e schiava delle fabbriche, Ella, una giovane operaia, ha un crollo nervoso durante il lavoro. Questo avvenimento le cambia la vita: viene portata contro la sua volontà in un manicomio nella campagna dello Yorkshire. In questo luogo, oltre alle presunte cure a cui viene sottoposta, incontra John, un uomo schivo e malinconico che è rinchiuso da diversi anni nella zona maschile del manicomio. Il loro incontro è possibile durante la sera del ballo quando i malati danzano tra loro e ascoltano la musica seguendo una nuova e rivoluzionaria terapia.

Questo libro è davvero molto bello e, a distanza di tempo dalla sua lettura, mi trovo a pensare alla storia e l'ho già consigliato a un paio di persone che cercavano un bel romanzo storico non troppo scontato. Insomma, a caldo mi è piaciuto ma il suo messaggio mi è arrivato dopo un po' di tempo.
La storia narrata copre alcuni mesi e le voci narranti sono principalmente tre: Ella, John e uno dei medici del manicomio i quali raccontano e si raccontano attraverso punti di vista molto differenti.
Ella è una ragazza piuttosto introversa che viene ricoverata coattamente dopo un crollo nervoso nella fabbrica dove lavorava da anni. Cosciente che la sua vita sarebbe stata fatta solo di lavoro, grigiore e alienazione, Ella reagisce nell'unico modo che conosce e, per questo, viene internata in un manicomio per essere curata e, forse, reintegrata nella società. Inaspettatamente, in questo luogo di disperazione e malattia, incontra diverse persone che le cambieranno la vita: un uomo e un'amica.
John, la seconda voce narrante principale, è un giovane che, sconvolta da un lutto, cade in una profonda depressione e che vive ormai da diversi anni nel manicomio senza avere alcuna speranza o desiderio di uscire. Lui si trascina giorno per giorno lavorando per la struttura dove vive e non vede alcuna luce nel suo futuro finché non incontra una selvaggia Ella. I loro incontri avvengono durante il ballo settimanale organizzato da un giovane medico, la terza voce narrante, il quale vorrebbe dimostrare che i pazienti possano trovare giovamento dall'ascolto della musica e dalla danza. Insomma, ci sono tre personalità molto diverse, con estrazioni sociali differenti che si trovano a vivere in questo palazzo-manicomio e a raccontare la loro storia.
Lo stile dell'autrice è molto scorrevole e ho particolarmente apprezzato le descrizioni che fa degli ambienti e dei paesaggi. I personaggi hanno spessore e delle caratteristiche ben evidenti che si evolvono nel corso del romanzo e ciò avviene anche per quanto riguarda i personaggi secondari. Tirando le somme posso affermare di aver trovato, per puro caso, un bel romanzo romantico e drammatico che mi è piaciuto davvero molto. Per questo ho deciso di assegnare al libro 5 stelline e lo consiglio a tutti i lettori che cercano o una storia d'amore travagliata o un romanzo storico ben fatto e calato nel periodo.

Lya

03 febbraio 2019

RECENSIONE: La voce delle ossa di Kathy Reichs

Buona domenica sera a tutti!
nuova recensione sul blog ^^

Titolo:La voce delle ossa
Autore: Kathy Reichs
Pagine: 374
Prezzo: 9,90 euro
Editore: Rizzoli

Trama
Nove del mattino, lunedì 4 giugno. Nella squallida abitazione di Annaliese Ruben, una prostituta, viene rinvenuto il cadavere di una neonata. L'agghiacciante sospetto è che sia stata Annaliese ad aver ucciso la propria bambina subito dopo averla data alla luce. Ben presto le ricerche della polizia portano al ritrovamento di altri due piccoli corpi. Sono troppi i ricordi e le emozioni perché la dottoressa Temperance Brennan possa affrontare il caso con il lucido distacco di sempre: quelle vittime innocenti le riportano alla mente Kevin, il fratello morto piccolissimo. E poi, al suo fianco nelle indagini c'è il detective Andrew Ryan, con il quale anni prima Tempe aveva avuto una relazione forse mai completamente finita. Ma ora quei cadaveri reclamano tutta la sua attenzione, e Tempe deve concentrarsi su ciò che essi possono rivelare. Come sono morte le vittime e quanto è durata l'agonia? È davvero possibile che la madre le abbia uccise senza pietà e poi dimenticate? O forse la verità è un'altra, e la donna è colpevole solo di averle partorite già prive di vita? Sulle tracce di Annaliese, Tempe e Ryan giungono a Edmonton, e da lì alle ricchissime miniere di diamanti di Yellowknife, dove la presunta assassina risulta essere intestataria di un terreno che la sorellastra Nellie è decisa a vendere al miglior offerente. Che sia proprio a Yellowknife la chiave di tutto?


Acquistato lo scorso anno durante una promozione della Rizzoli, quella di due libri a 15 euro, "La voce delle ossa" è il quindicesimo libro della serie che vede come protagonista Temperance Brennan.

Temperance, in questo romanzo è costretta a indagare sul ritrovamento di alcuni cadaveri di bambini neonati che la portano molto lontano, fino a Edmonton, una piccola città che è nata perché era vicina a giacimenti di diamanti. Queste due vicende, pian piano si legano indissolubilmente e, insieme ad altri colleghi, Temperance riesce a risolvere questo drammatico caso.

Da amante del telefilm Bones, da poco terminato con la dodicesima stagione, non potevo non conoscere la serie di libri da cui pensavo fossero tratti ma non ho mai avuto la giusta spinta per leggerne qualcuno. Dovendo "smaltire" il romanzo ed essendo nostalgica per la fine del telefilm, ho deciso di tuffarmi in questo quindicesimo caso senza leggere i 14 precedenti. Inutile dire che è stato un trauma vedere che la Temperance Brennan a cui ero affezionata non corrisponde minimamente al personaggio dei libri: è una donna molto sveglia e intelligente ma non ha tutte quelle caratteristiche particolari che associo normalmente all'antropologa. Eh, cosa fanno le trasposizioni! In realtà il libro mi è piaciuto solo quando ho iniziato a pensare alla protagonista come una donna nuova, che non conoscevo, come a una normale antropologa forense che lavora in Canada(anche l'ambientazione è diversa!). Quindi, sì, il libro mi è piaciuto perché il caso narrato mi ha appassionata e tenuta sulle spine, mi sono piaciuti i luoghi e alcuni dei personaggi secondari inseme alle riflessioni molto umane della Brennan. A parte l'iniziale sorpresa e poi rassegnazione, "La voce delle ossa" è un libro scorrevole e intrigante, il caso narrato è al centro della narrazione e c'è davvero poco che riguarda la vita privata della protagonista. L'ho letto con piacere anche se, come in The 100, credo di apprezzare di più il telefilm, forse perché lo seguo da almeno una decina di anni e ci sono affezionata.
Assegno al libro tre stelline perché è un bel thriller che si è fatto leggere.

Lya

13 dicembre 2018

RECENSIONE: Magic di Victoria Schwab

Buon pomeriggio e buona lettura!

Titolo: Magic
Autore: Victoria Schwab
Pagine: 416
Prezzo: 10 euro /3,99 euro ebook
Editore: Newton Compton 

Trama
Kell è uno degli ultimi maghi della specie degli Antari ed è capace di viaggiare tra universi paralleli e diverse versioni della stessa città: Londra. Ci sono la Rossa, la Bianca, la Grigia e la Nera, nelle quali accadono cose diverse in epoche differenti. Kell è cresciuto ad Arnes, nella Londra Rossa, e ufficialmente è un ambasciatore al servizio dell’Impero Maresh, in viaggio alla corte di Giorgio III nella Londra Grigia, la più noiosa delle versioni di Londra, quella priva di magia. Ma Kell in verità è un fuorilegge: aiuta illegalmente le persone a vedere piccoli scorci di realtà ai quali, solo con le proprie forze, non avrebbero mai accesso. Si tratta di un hobby molto rischioso, però, e Kell comincia a rendersene conto. Dopo un’operazione di trasporto illegale andata storta, Kell fugge nella Londra Grigia e si imbatte in Delilah, una strana ragazza che prima lo deruba, poi lo salva da un nemico mortale, e infine lo convince a seguirla in una nuova avventura. Ma la magia è un gioco pericoloso e se vuoi continuare a giocare prima di tutto devi imparare a sopravvivere…

Finalmente, dopo anni di negazioni e rinvii, ho ripreso in mano una serie fantasy che ho davvero divorato e che mi ha riportato ai bei vecchi tempi, quando leggevo un mucchio di fantasy e riuscivo a gustarmeli tutti senza soffermarmi troppo sulle incongruenze e i buchi nella trama.

Il protagonista della storia è Kell, un giovane raro e prezioso il quale, in un mondo di magia e di mondi paralleli, riesce ad attraversare i confini di un mondo per giungere in un altro. Cresciuto nella corte di Londra Rossa, Kell viaggia tra un mondo e l'altro per cercare di mantenere i contatti con le altre Londra: la grigia e la bianca. La sua Londra è piena di pace e magia, la grigia è la città senza magia, la bianca è quella dove il potere viene al di sopra di tutto. Kell, in uno dei suoi viaggi viene in possesso di una pietra nera dai poteri oscuri e si troverà, in compagnia di una ladra della Londra grigia, ad affrontare una serie di peripezie per impedire la realizzazione di un terribile piano.

Che dire? Il libro mi è piaciuto molto, l'ho letto quasi tutto d'un fiato e non vedo l'ora di proseguire con la lettura del secondo volume.
Kell è un mago dai poteri molto rari e particolari: lui e uno dei due uomini esistenti a poter viaggiate tra diversi mondi. Sin da piccolo è stato allevato in quella che lui ha chiamato Londra Rossa, una città pacifica e piena di magia ma, grazie ai suoi poteri, Kell è uno dei pochi fortunati ad aver visitato le altre Londra: la grigia, priva di magia ma ricca di un fascino tutto suo e la Londra bianca dove i poteri magici sono importantissimi oltre che fonte di violenza. Insomma, tre Londra, tre mondi diversi ma accomunati dai due viaggiatori che portano messaggi da un regnante all'altro.
Insieme a Kell, la protagonista è anche Lia, una ladra solitaria della Londra grigia, una ragazza intraprendente, coraggiosa e in cerca di avventure: sente di non essere nel posto giusto e prova a sbancare il lunario rubacchiando e vivendo dove capita. Ammetto di adorare questi personaggi un po' sfuggenti e soprattutto, se sono femminili, così decisi e coraggiosi: Lia mi sta parecchio simpatica e non vedo l'ora di sapere cosa le accadrà, anche se ho una mezza idea.
Le ambientazioni mi sono piaciute moltissimo perché sono fantasiose e ricche di dettagli, seppur in forma embrionale, il protagonista è ancora un mistero e, il poco che si sa di lui, mi ha intrigata moltissimo. La magia è "chiara" perché descritta bene e inserita perfettamente nella storia, infatti non ho avuto problemi a seguire lo svolgimento di tutto e a immedesimarmi dei personaggi. Il finale è un po' scontato ma, nonostante questo, mi è piaciuto lo stesso perché mi ha tenuta sull'attenti fino alla fine. Insomma, il mio giudizio sul libro è davvero positivo e non riesco a trovargli un difetto evidente, anzi, ho davvero voglia di leggere il secondo volume. Ammetto che sono tentata di comprare la versione in inglese perché la cover è davvero molto bella, però attenderò prima di precipitarmi su bookdepository e piazzare un ordine per tutti e tre i libri.
Assegno quattro stelline e mezzo al libro e attendo di proseguire la lettura.

Lya

10 dicembre 2018

RECENSIONE:Il primo giorno e La prima stella della notte di Marc Levy

Buon lunedì lettori e passanti!
eccomi a recuperare la recensione della scorsa settimana con una doppia recensione infatti vi parlerò di una duologia che ho letto un po' di tempo fa.

Titolo: Il primo giorno/La prima stella della notte
Autore: Marc Levy
Pagine:428
Prezzo: 10,50 euro
Editore: Rizzoli

Trama
Keira scruta l'orizzonte ancora buio oltre il deserto etiope: il sole sta per sorgere sugli scavi del campo archeologico. In quelle stesse ore, Adrian alza ancora una volta gli occhi alle stelle: attorno a lui la sconfinata notte cilena avvolge i telescopi del più imponente progetto di astronomia mai realizzato. Ma questa non è una notte qualunque. È l'inizio di un lunghissimo viaggio. Perché Adrian e Keira, astronomo lui, archeologa lei, sono da tempo, in modi diversi, in cerca di una risposta alla domanda che riempie i loro sogni: "Dove comincia l'alba?". Sarà quella notte, complice il destino, a incrociare magicamente le loro vite, mettendoli sulle tracce di un misterioso oggetto che potrebbe condurli alla verità che cercano: un monile a specchio, nero e luccicante, parte di una mappa perduta in grado di riflettere la volta celeste com'era quattrocento milioni di anni fa. Per ricomporre il puzzle, Keira e Adrian dovranno addentrarsi nei territori più impervi del pianeta, dalle isole Andamane alla catena dei monti Qinling, in Cina, affrontando insieme un'avventura entusiasmante e pericolosa. Senza sapere che sulle loro tracce c'è un nemico occulto e potentissimo, deciso a cancellare la possibilità che l'uomo aspetta da sempre: conoscere il mistero delle proprie origini.

Recensisco questi due libri insieme perché, fondamentalmente, sono un libro unico in quanto il primo libro s’interrompe abbastanza bruscamente e la storia riprende e si conclude nel secondo. Devo ammettere che avevo “La prima stella della notte” nella mia libreria da davvero tanti anni: l’avevo acquistato a due euro da una bancarella e poi lo avevo abbandonato al suo destino solitario e polveroso. Tutto questo non sapendo che ci fosse un libro prima, altrimenti non lo avrei comprato. Comunque, dopo alcune ricerche, sono riuscita a reperire “Il primo giorno” e ho potuto leggere la storia per intero.

Keira e Adrian sono rispettivamente una paleontologa e un astronomo alla ricerca delle origini del mondo: la domanda che si pongono è la stessa ma focalizzandosi sul campo di studio specifico. Il ritrovamento di un particolarissimo materiale porta i due ad incontrarsi e a iniziare una lunga ricerca in giro per il mondo seguiti e, a volte, ostacolati da un’organizzazione segreta che mira a fermarli. Tra un viaggio in Europa, in Asia e in Africa, i due cercano di chiudere il cerchio e di scoprire la risposta alla domanda che l’uomo si è sempre posto rischiando la vita.

Questi due romanzi sono un po’ sulla scia dei thriller storici che andavano tanto qualche annetto fa e mi ricordano tanto le avventure scritte da Matilde Asensi che ho tanto amato all'epoca. Nel libro c’è un miscuglio di storia, astronomia, viaggi ai confini del mondo e avventure mirabolanti, peccato che i protagonisti siano così assolutamente piatti e mogi. Adesso vi spiego: Adrian è un astronomo concentrato sulla ricerca e che sogna di fare la scoperta della sua vita, tutto questo senza trasmettere alcuna passione per ciò che fa. Lui è uno studioso sveglio e intuitivo ma fa volontariamente da sfondo a tutte le vicende nonostante divida il viaggio e le scoperte con Kiera; insomma è un uomo tappeto. Non pretendevo un uomo “alpha” che tanto disprezzo nei romance, ma avrei voluto una giusta via di mezzo tra decisione e passione, tra accondiscendenza e amore. Andrian è comunque un personaggio tenero e testardo ma non ha davvero un suo perché nella storia e credo che la affossi e la rallenti abbastanza. Kiera, al contrario, è una donna decisa e straordinariamente intuitiva, vive alla giornata e la ricerca che conduce in Africa per trovare il “primo uomo” è davvero viscerale. Lei ama quello che fa, svolge tutto con metodo e dedizione totale tanto da non lasciare spazio per altro nella sua vita: il lavoro e la ricerca per lei sono tutto. Quando è costretta ad abbandonare la sua Africa, inizia a cercare un modo alternativo per tornarci e riprendere gli scavi: è a questo punto che incontra Adrian e le loro strade si uniscono. Insomma, Kiera, per quanto sia davvero ossessionata al massimo con la sua ricerca, è la protagonista vera dei romanzi, è lei che spinge Adrian ad andare avanti e a seguirla. Lui è davvero una mezza palla al piede per la paleontologa e anche per il lettore.
A parte la mia antipatia per Adrian, la cosa che mi ha lasciata più sconcertata nella lettura è la superficialità con qui i due affrontano numerosi ostacoli quasi mortali: parlo di sparatorie nel bel mezzo del nulla, inseguimenti, incidenti, intrusioni in casa cioè chi più ne ha più ne metta. In tutto questo avvicendarsi di pericoli molto vicini alla loro persona, entrambi i protagonisti, tranne qualche spavento iniziale, archiviano il tutto senza soffermarcisi molto e senza valutare eventuali rischi e collegamenti tra i vari accadimenti. Sinceramente all’inizio anche io non ci ho fatto caso ma poi, andando avanti con la lettura e aumentando i rischi, sono rimasta abbastanza sconvolta dalla loro poca perspicacia e dal loro istinto di autoconservazione praticamente inesistente. Questa è stata la più grande pecca della storia che risulta essere davvero poco realistica e che mi ha “guastato” il gusto della lettura. Peccato, perché la trama è davvero appassionante e ben architettata oltre che ricca di dettagli storici e geografici. Assegno tre stelline ai due libri.


Lya

29 novembre 2018

RECENSIONE: Il valzer degli alberi e del cielo di Jean-Michel Guenassia

Buona lettura!

Titolo: Il valzer degli alberi e del cielo
Autore:Jean-Michel Guenassia
Pagine: 280
Prezzo: 16,90 euro
Editore: Salani

Trama
«Sono Marguerite van Gogh. La signora Marguerite van Gogh. La moglie di Vincent. Sono vecchia e stanca, sto per andarmene, ma non rimpiangerò questa terra. Ritroverò Vincent e staremo insieme per sempre».
Nella torrida estate del 1890, a Auvers-sur-Oise, un uomo si presenta a casa del dottor Gachet: dall’aspetto, Marguerite, figlia del medico, lo scambia per uno dei tanti braccianti agricoli che lavorano nella zona. L’uomo è Vincent van Gogh, e per Marguerite, che ama dipingere ma si dibatte tra l’insoddisfazione di non riuscire a creare nulla di apprezzabile e una condizione di figlia predestinata a un matrimonio borghese, egli assume, giorno dopo giorno, le fattezze del maestro, del genio, dell’amore. Guardandolo dipingere, la giovane vede ora i paesaggi in cui è cresciuta – le case dai tetti di paglia, le acque del fiume, i fiori, gli alberi, il cielo – con nuovi occhi: la potenza della vera arte si dispiega davanti a lei, mentre la relazione con Vincent si fa sempre più stretta, più pericolosa e infine fatale. Mettendo insieme, come nel Club degli incorreggibili ottimisti,potenza del racconto e verità documentaria, e consegnandoci pagine di vera poesia quando assistiamo insieme a Marguerite alla nascita dei capolavori di van Gogh, Guenassia fa rivivere l’epoca d’oro degli impressionisti e getta una nuova luce sulla tragica fine dell’artista e sui misteri che circondano alcune delle sue opere; e lo fa come sempre da un’angolatura originale, tratteggiando ancora una volta un’indimenticabile figura femminile.

Essendo Van Gogh uno dei miei pittori preferiti e, visto che avrei voluto leggere qualcosa che lo coinvolgesse da parecchio tempo, quando ho individuato questa bellissima cover, ho capito che il romanzo doveva essere mio.

Il libro racconta la storia degli ultimi mesi di vita del pittore di origine olandese che, dopo un ennesimo crollo emotivo, si reca in una remota località francese per poter riprendersi e continuare a dipingere. In questo luogo incontra un medico piuttosto egocentrico, avaro e fintamente interessato alla sua arte e sua figlia, un'amante dei pittori dell'epoca che desidera imparare a dipingere. Questo incontro porterà Van Gogh verso la sua precoce morte.

Inizio subito dicendo che il protagonista del libro non è Vincent ma Marguerite Gachet, figlia del medico di Auvers-sur-Oise che prende in cura il pittore quando si trasferisce in quella silenziosa e semplice cittadina. La ragazza è, da una parte annoiata dalla vita che spetta quasi per obbligo alle donne, dall'altra desiderosa di ampliare le proprie prospettive di vita imparando a migliorarsi, imparando a dipingere. Lei sa che ci sono delle donne pittrici e, non desiderando sposarsi, vorrebbe diventare anch'essa un'artista parigina. Ma questo sogno è di difficile realizzazione: il padre ha già deciso per il suo futuro e si aspetta che lei obbedisca ciecamente oltre che lei è solo brava nel copiare ed immedesimarsi nel lavoro altrui ma non riesce a trovare una sua originalità e identità di artista. La scintilla che poi porta alla ribellione alla volontà paterna arriva insieme a uno sporco e magro pittore che si presenta alla porta di casa: Vincent Van Gogh.
L'arrivo del celebre ma non ancora apprezzato artista in città, cambia lentamente la mentalità della protagonista che si approccia a lui: Marguerite si modella per essere apprezzata da quest'uomo mentre Vincent, animato solo dalla passione per la sua pittura, vede la ragazza come qualcuno di passeggero, non davvero importante nella sua vita. Questa disparità è evidenziata proprio dagli atteggiamenti dei due personaggi che si muovono nel paesino francese, tra una casa, una pensione e i campi sterminati esprimendo il proprio io interiore senza però riuscire mai a capirsi totalmente. Ammetto senza remoere che Marguerite non mi ha convinta del tutto perché ha un carattere duale: è a tratti una ragazzina che sogna insistentemente un mondo per lei evidentemente irraggiungibile, d'altra è determinata e testarda e s'impegna caparbiamente a fare del suo meglio. Insomma, da una parte è insopportabile dall'altra molto apprezzabile ma senza essere davvero equilibrata.
Vincent viene raccontato come un uomo solitario, innamorato solo della sua arte e alla ricerca di un modo per sfondare e iniziare a vendere i suoi quadri. Non c'è nulla che riguardi la sua pazzia, solo qualche tratto un po' più particolare del suo carattere impulsivo. Ci sono rimasta un po' maluccio perché, conoscendo la sua difficile storia di malattia mentale, mi aspettavo qualche episodio esplicativo ma, alla fine del libro, mi sono resa conto di aver apprezzato la scelta dell'autore. Mostrare un Vincent piuttosto sano che desidera solo vivere la sua pittura e nutrirsi di essa, mette in mostra il suo animo di artista completamente assorbito da ciò che vuole raccontare con quello che dipinge senza cadere nel banale. Le viene visto come un dio della pittura, un mostro sacro non ancora capito ma che ha tanto da dire e da dare e Marguerite vede tutto questo. Il finale è davvero inaspettato e mi è piaciuto moltissimo, è ciò che mi ha fatto rivalutare il romanzo nel suo insieme portandomi ad apprezzarlo.
Ho deciso di assegnare 4 stelline al libro.

Lya

15 novembre 2018

RECENSIONE: La vita al rovescio di Simona Baldelli

Buona lettura!
Titolo: La vita al rovescio
Autore: Simona Baldelli
Pagine: 416
Prezzo: € 13,60(cartaceo)
Editore: Giunti
Uscita: 13 aprile 2016

Trama

Roma, anno 1735. Né ricca, né bella, il volto sfigurato dal vaiolo, Caterina Vizzani ha quattordici anni e pensa di essere nata a rovescio: lei ama le donne. Il primo, grandissimo amore, è Margherita, figlia di un avvocato molto vicino al Papa. Un giorno la madre della ragazza le trova a letto assieme e Caterina è costretta a rifugiarsi a Viterbo, con una denuncia per sodomia e stregoneria che pende sulla sua testa. Come può sopravvivere una ragazza sola, senza denaro, poco più che analfabeta? Ah, pensa Caterina, se solo fossi un uomo. Perché se fosse maschio sarebbe libera, svincolata dalle assurde leggi che limitano le azioni di una donna, e potrebbe amare le femmine alla luce del sole. Se fosse un uomo, potrebbe finalmente aggiustare la propria vita a rovescio... È così che Caterina Vizzani si trasforma in Giovanni Bordoni. Vestendo panni maschili, trattando con nobili e prelati, ricoprendo ruoli di prestigio, Giovanni scopre un mondo a misura d'uomo e, forse, un nuovo modo di vivere l'amore.



Scovato per caso tra le uscite della Giunti, "La vita al rovescio" racconta una storia che risveglia un me il ricordo bellissimo della lettura (e visione) de "La papessa", uno dei miei romanzi storici preferiti di sempre. La lettura non è stata altrettanto coinvolgente, ma ho apprezzato il romanzo.

Caterina, ragazzina romana che vive nella metà del 1700, sa da sempre di essere nata al rovescio: non è una grande bellezza, non è ricca, è molto intelligente e portata per i calcoli e la gestione degli affari e, soprattutto, non sogna il matrimonio. Si rende conto di cosa è "storto" nella sua vita quando viene costretta a frequentare un corso di cucito e conosce il suo angelo, il suo unico vero amore: Margherita. Dopo le prime esperienze sessuali, Caterina è costretta a fuggire da tutto e diventa qualcun altra, si reinventa creandosi una vita più vicina ai suoi desideri.

Questo romanzo racconta la storia di una ragazza che è attratta dalle donne e che vive meglio nei panni di un uomo in un secolo dove tutto questo era assolutamente vietato, anzi, punibile per legge. Come ho già detto, dopo aver amato "La papessa" ho voluto leggere anche questo libro che si può accostare, come storia di base, al romanzo storico del mio cuore, con le dovute differenze riguardo alla ricchezza di situazioni e descrizioni. Cercando di non fare paragoni con l'altro libro, anche se ogni tanto ci sono ricascata, "La vita al rovescio" è un ni per me perché ho trovato la componente erotico-sessuale troppo centrale. Caterina/Giovanni, dopo le sue esperienze in veste di donna e poi uomo, si rende conto che vivere una vita al maschile, oltre ad essere più vicina alle sue pulsioni e desideri, è molto conveniente e, pur sapendo di essere al centro di una segreta rivolta contro la situazione delle donne, spesso lo dimentica. Lui si culla e si "accontenta" delle sue conquiste personali e quindi trasforma la sua rivoluzione in una continua esperienza erotica. Non che sia un libro esplicito o volgare, anzi, ma ho trovato questa presenza così costante e quasi vanagloriosa delle sue esperienze in ambito sessuale, eccessivamente centrale. Insomma, credo davvero che il romanzo e la storia di Caterina/Giovanni poteva dare qualcosa in più.
La prima parte del libro, quella della scoperta, è quella che ho più apprezzato soprattutto dal punto di vista psicologico: Caterina sa che c'è qualcosa che non va in sé ma, finché non incontra fisicamente e carnalmente Margherita, non riesce a definire cosa non è "dritto" nella sua giovane vita. La seconda parte, quella della fuga e della trasformazione, è troppo veloce dal mio punto di vista: un cambiamento così forte delle abitudini e degli approcci verso gli altri meritava più spazio e indagine. Qui, ciò che viene davvero esplorata è solo la componente sessuale che mi è parsa un po' ripetitiva e incompleta. La parte finale è quella che ho apprezzato meno perché Caterina, ormai diventato Giovanni da anni, è superficiale e sicuro di sè e ha dimenticato com'è essere una ragazza brutta, segnata dal vaiolo e non adatta al mondo in cui vive.
Mi è rimasto un po' l'amaro in bocca, avrei voluto qualcosa in più soprattutto al livello psicologico per rendere la storia e il personaggio più completo e sfaccettato.
Assegno 3 stelline scarse al libro.

Lya

28 ottobre 2018

RECENSIONE: Angeli ribelli e La rivincita di Gemma di Libba Bray

Buona domenica lettori e passanti!
ecco qui per voi una doppia recensione!Qui vi segnalo solo le info relative al secondo libro :)

Titolo: Angeli ribelli
Autore: Libba Bray
Pagine:534
Prezzo: 10 euro
Editore: Elliot

Trama
Gemma è sempre più decisa a ricostituire l'Ordine e distruggere definitivamente Circe. Stavolta però dovrà affrontare un nuovo compito: trovare il Tempio, fonte originaria della magia, e legarvi il potere da lei disperso per i Regni quando ha distrutto le rune. Non sarà un'impresa facile: Kartik e il Rakshana hanno loro progetti segreti che la minacciano, alla Spence compare una nuova inquietante professoressa che potrebbe essere Circe e l'atmosfera natalizia a Londra mette a dura prova la facciata di rispettabilità che Gemma e le sue amiche Feliciry e Ann si sono faticosamente costruite. Forze oscure sono all'opera nei Regni, dove le amiche ritrovano Pippi, che potrebbe essere stata corrotta dagli spiriti maligni.

Volendo terminare al più presto le serie di Libba Bray, iniziata con "Una grande e terribile bellezza", ho letto quasi di fila ""Angeli ribelli" e "La rivincita di Gemma". Avevo grandi aspettative da questa trilogia e ne sono rimasta abbastanza delusa quindi voglio condensare i miei pensieri relativi agli ultimi due libri in un unica recensione.

Dopo gli avvenimenti accaduti alla Spencer Accademy, le ragazze, e in particolar modo Gemma, sono segnate dai sensi di colpa e dalla paura di quello che potrebbe accadere dopo il grande cambiamento avvenuto nei regni. Continuano a frequentarli ma tutto è diverso e le porterà a scoprire l'identità della misteriosa Circe e ad arrivare a una grande battaglia finale.

Come ho già detto per la prima recensione che potete trovare QUI, mi sono avvicinata alla serie dopo anni di attesa, anni in cui ho voluto rimandare la lettura, accrescendo così la mia curiosità e le mie aspettative. Desideravo leggere uno young adult fantasy con dei risvolti gotici e magici, con una componente romantica e una avventurosa. Certo, questa cose si possono trovare nei libri, ma sono buttate un po' alla rinfusa, senza uno schema preciso e un ordine di sviluppo.
In questi due libri le ragazze entrano quasi indiscriminatamente nei regni, rischiano la loro vita diverse volte ma, di questi rischi se ne fregano, anzi, la mattina dopo tutto è dimenticato e archiviato. Solo Gemma sembra avere una coscienza maggiore di quello che affrontano ma non riesce a dire di no o a imporsi perché Felicity, amica ricca e viziata, è capricciosa e obbliga con i suoi sciocchi comportamenti le altre a fare quello che desidera. Insomma, Gemma dovrebbe essere un'eroina, la prescelta ma si fa sottomettere in pochissimo dai capricci della sua "amica". (Gemma, sei sicura che siano davvero tue amiche?) Felicity nasconde un'orrenda storia alle sue spalle che l'ha segnata in modo indelebile ma, più che dimostrare maggior carattere, lei risulta essere dispotica e ribelle oltre che davvero superficiale. Avete capito che mi sta piuttosto antipatica?
Gemma, d'altro canto, è una ragazzina costantemente spaventata che non sa mai cosa fai, come usare i suoi poteri e quindi tutto ciò che accade è quasi per caso. Ma la ricerca di un'insegnante di fiducia no? Ammetto che in questi due libri mi è sembrata meno ragazzina perché le difficoltà della sua famiglia intrecciate alle sue avventure notturne nei regni, che sono sempre più oscuri e ribelli, la rendono un tantino meno egocentrica e più rivolta verso i sentimenti e le azioni degli altri.
Altra cosa che non mi ha pienamente convinta è la lunghezza dei libri: sono troppo lunghi e non abbastanza densi, sarebbe stato meglio tagliare qualcosina qui e lì e dare maggiore coesione alla storia.
Insomma, le mie critiche riguardano principalmente la costruzione generica del romanzo che poteva essere strutturato decisamente meglio e lo svolgimento caotico e apparentemente casuale che ha lasciato molte domande in sospeso. Il finale mi è piaciuto perché è stato abbastanza inaspettato e interessante.
Ho deciso di assegnare due stelline a questi libri e darò sicuramente un'altra possibilità all'autrice leggendo il seguito de "La stella nera di New York" in lingua inglese.

Lya

20 ottobre 2018

RECENSIONE: Una grande e terribile bellezza di Libba Bray

Buona lettura!

Titolo: Una grande e terribile bellezza
Autore: Libba Bray
Pagine: 454
Prezzo:€ 17,50 – € 11,90 versione economica
Editore: Elliot (fuori catalogo)


Trama
Fine Ottocento. Rimasta orfana di madre e trascurata da un padre schiavo del laudano, la sedicenne Gemma Doyle lascia Bombay, dove ha trascorso l’intera infanzia, per un severo e cupo collegio femminile appena fuori Londra, la Spence Academy. Qui, dopo molti tentativi, riesce a entrare nell'esclusivo gruppo formato dalla potente Felicity, la vezzosa Pippi e l’imbranata Ann. Dopo il primo periodo di permanenza, costellato di noiose lezioni, assurde dimostrazioni di maschilismo del corpo insegnante, rigida disciplina e, soprattutto, oscure visioni (nonché dalla presenza di Kartik, un giovane misterioso e seducente che l’ha seguita fin dall'India e l’avvisa di non dar retta ai sogni che la funestano), Gemma scopre un diario segreto che le svela l’esistenza dell’Ordine, una congrega di sole donne dedite alla magia e alla scoperta di universi paralleli dove tutto è possibile e della quale forse faceva parte la stessa madre…

Dopo anni di attesa, finalmente mi sono decisa a iniziare questa trilogia young adult che è stata pubblicata davvero parecchio tempo fa e, infatti, in cartaceo è praticamente introvabile.

La protagonista della storia è Gemma Doyle che vive in India con la sua famiglia alla fine dell’Ottocento. Dopo la tragica e violenta morte della madre e il conseguente stato depressivo del padre, Gemma si trova costretta a tornare in Inghilterra e a frequentare un collegio per ragazze. Qui, oltre a conoscere diverse nuove amiche, inizia a familiarizzare con un’eredità misteriosa lasciata da sua madre: Gemma è in grado di aprire le porte per mondi fantastici e decide di condividere questa sua capacità con le sue nuove amiche. Questo senza comprendere pienamente ciò che sta facendo e quello che sta rischiando…

Ho conosciuto Libba Bray con il libro “La stella nera di New York” che mi piacque tanto all’epoca; ovviamente era parte di una serie giallo-fantastica di cui è stata interrotta la pubblicazione in Italia. Conto davvero di continuarla in lingua perché la protagonista mi era piaciuta davvero moltissimo! A parte questo, “Una grande e terribile bellezza” è evidentemente una storia che la Bray ha scritto quando era una scrittrice più acerba e “giovane” perché, sinceramente, ho ritrovato davvero poco della verve presente nell’altro romanzo. Il libro è carino ma non eccezionale come mi aspettavo: pensavo a un bel romanzo gotico pieno di riferimenti, ambientazioni particolari e una storia magica. Certo, ci sono, ma in minima parte perché la maggior parte della storia s’incentra sulle problematiche adolescenziali della protagonista. Gemma, dopo il trauma della morte di sua madre e del misterioso ragazzo che la segue da Bombay, cose che accantona velocemente tranne in alcuni brevi momenti, concentra i suoi sforzi e le sue attenzioni per entrare a far parte del gruppo “in” delle ragazze del suo collegio. Dopo un’iniziale ostilità, riesce a conquistarle e si crea la sua piccola “setta” con cui, dopo un po’ di titubanza (ma neanche troppa) decide di condividere il suo misterioso dono. La parte magica mi è sembrata davvero confusa perché non si chiariscono bene le sue diverse sfaccettature così come le conseguenze del suo utilizzo: Gemma attraversa queste porte, spinta da particolari sogni e, piuttosto incoscientemente si trascina dietro le amiche. Insomma, sono rimasta un po’ spiazzata da questa cosa.
La mia impressione generale è stata quella di una bella storia di fondo non sviluppata a dovere perché i personaggi sono solo abbozzati (spero che vengano approfonditi nei prossimi libri), le ambientazioni sono descritte in modo abbastanza sommario (un vero peccato perché c’è davvero del potenziale) e i vari avvenimenti magici e normali si alternano in modo piuttosto disordinato. Credo che mi sarebbe piaciuto di più se ci fosse stato maggiore approfondimento in tutto ma soprattutto per quanto riguarda il fattore della magia che, doveva essere il cardine della storia, ma emerge davvero solo alla fine della storia.
Ho deciso di assegnare tre stelline al libro e proseguirò la lettura per scoprire se i punti lasciati in sospeso nel primo libro verranno colmati e approfonditi.
Lya

04 ottobre 2018

RECENSIONE:La donna che leggeva troppo di Bahiyyih Nakhjavani

Buona lettura!

Titolo: La donna che leggeva troppo
Autore: Bahiyyih Nakhjavani

Pagine: 420
Prezzo: 5,90 euro
Editore: Rizzoli

Trama
Tahirih Qurratu’l-Ayn, poetessa persiana della metà dell’Ottocento, è annoverata tra i fondatori di una nuova religione sincretista, il Bahai, nata da una costola dell’Islam e dall’Islam bollata come pericolosa eresia e a tutt’oggi perseguitata.
La verità non può lasciare indifferenti. La si ama e la si segue, oppure la si odia con tutte le proprie forze. La verità non ammette veli. Perciò è insopportabile, perciò va taciuta, perciò deve essere soffocata. E soffocata muore infatti la poetessa, con quello stesso velo che secondo le accuse si era tolta in pubblico. Una simmetria simbolica così perfetta da risultare inverosimile. E invece le cose sono andate proprio così. Davvero Tahirih è stata accusata soprattutto per quel suo svelamento e davvero è stata soffocata con il suo velo.
Dalle scarne notizie sulla sua vita, Nakhjavani trae un racconto ricco di pathos, reso avvincente dall’abilità con cui adotta di volta in volta la prospettiva delle donne, le figlie, le sorelle, le mogli e le madri che sono le vere protagoniste della storia. Familiari dello scià o infime addette alla composizione dei cadaveri, pure di cuore o avide di potere, sono loro a raccontare la straordinaria vicenda di Tahirih, giovinetta dall’intelligenza lucidissima, poetessa-profetessa capace di leggere nei cuori di rozzi soldati o di casalinghe disperate, infine detenuta e martire dell’ottusità. Questa narrazione “corale”, lungi dall’appiattire i personaggi, ci regala ritratti indimenticabili di uomini e donne e un quadro a forti tinte della vita in Persia sotto la dinastia cagiara, tra inaudite violenze e corruzione dilagante.

Impolverato e nascosto dietro una pila di libri, ho finalemte deciso di dargli una possibilità e leggerlo. "La donna che leggeva troppo" è un romanzo che ho da almeno 5 o 6 anni comprato così, senza un reale interesse, che ha sostato fin troppo nella mia libreria.

La protagonista del libro è la Poetessa di Qazvin, una donna ribelle vissuta in Persia nell'ottocento. Lei, la donna che leggeva troppo, è stata l'emblema della rivolta sotterranea che ha da secoli movimentato in segreto le donne maggiormente sottomesse e recluse, la cui vita si riduce solo all'obbedienza, al silenzio e, spesso, a subire le brutalità degli uomini loro padroni.

La poetessa, cresciuta in un ambiente religioso ma abbastanza progressista che le ha permesso di sviluppare le sue capacità critiche, arrivata al matrimonio è costretta a vivere un'altra vita che rifiuta. Per questo inizia ad andare contro tutto e tutti, fino al suo martirio finale.
Il libro racconta una storia che ho trovato davvero molto ispiratrice e che mi ha permesso di riflettere sulla condizione della donna e sopratutto sulla sua considerazione all'interno delle società maschiliste. Tutte queste rilfessioni però, non sono state accompagnate da una lettura piacevole e scorrevole perché lo stile del libro non mi è piaciuto per nulla. Tutta la storia viene narrata da quattro diversi punti di vista femminili che, se a grandi linee ho trovato interessanti perché toccano vari strati della società, dall'altra li ho ripetitivi e noiosi a lungo andare. Questo, in particolar modo nelle prime due visioni: quella della regina madre accecata dal potere e dal controllo su suo figlio e sul popolo e quella della moglie del primo ministro che vive una vita così chiusa e ristretta da non usare nessun senso critico. Non posso negare di aver trovato molti spunti interessanti ma il modo di narrare e questa sovrapposizione di voci non ha reso piacevole la mia lettura. Ammetto senza remore che ho fatto fatica a terminarlo nonostante la relativa brevità. La poetessa, la fautrice di tutto non è tra le voci narranti e credo che questa scelta penalizzi molto l'avvicinamento del lettore alla sua situazione. Insomma, se da una parte ho apprezzato la diversità dei punti di vista e l' unicità delle donne narratrici, dall'altra non sono riuscita a connettermi con la poetessa, non l'ho sentita vicina e non ho compreso completamente la sua personalità. Un vero peccato!
Assegno al libro due stelline scarse e mi riprometto di leggere altri libri che trattano la rivoluzione femminile nel medioriente perché sono sicura possano piacermi e soprattutto farmi riflettere.


Lya

20 settembre 2018

RECENSIONE: La maledizione di casa Foskett di M.R.C. Kasasian

Buon pomeriggio lettori e passanti,
una nuova recensione approda qui sul blog!

Titolo: La maledizione di casa Foskett 
Autore: M.R.C. Kasasian
Pagine: 448
Prezzo:5,90 euro
Editore: Newton Compton

Trama
Londra, 1882. Sidney Grice, il detective privato più famoso della città, è costretto a fare i conti con un giro di clienti sempre più esiguo: l'ultima persona che gli si è rivolta in cerca di aiuto è finita sulla forca e l'opinione pubblica non l'ha presa affatto bene. E neppure i suoi affari. Svogliato e depresso, l'investigatore passa le giornate facendo lunghi bagni caldi, da cui riemerge a sera solo per mangiare un toast e bere una tazza di tè. March Middleton, di cui Mr Grice è tutore, è preoccupata per lui, nonché vagamente annoiata. Per fortuna a risollevare le loro sorti arriva un inatteso visitatore, membro di un'eccentrica confraternita, la Last Death Society, che ha il buongusto di morire avvelenato proprio nello studio di Grice, al cospetto del detective e della sua pupilla: i due si trovano quindi tra le mani un nuovo scottante caso, nel quale è coinvolta addirittura la misteriosa baronessa Foskett, ultima erede del casato maledetto...     


Dopo aver letto e apprezzato “I delitti di Mangle street” ho voluto proseguire leggendo la seconda indagine di Sidney Grice e di March Middleton. QUI trovate la prima recensione.

Ne “La maledizione di casa Foskett” i due protagonisti dovranno risolvere il mistero delle morti degli appartenenti a un gruppo davvero particolare: la last death society. Una piccola società nella quale i componenti hanno investito una discreta somma di denaro la quale andrà all’ultimo superstite del gruppo. La morte a catena dei diversi associati porta il detective e la sveglia e determinata miss Middleton a cercare di riabilitare il loro nome e a risolvere il caso di omicidio e truffa.

Come nel primo romanzo della serie gialla che vede come protagonista l’arcigno e arrogante mr Grice e Miss Middleton con la sua simpatia e voglia di fare, anche in questo caso il libro mi è piaciuto: l’ho trovato simpatico e ben strutturato.
Anche per questo caso di omicidio multiplo mi sono molto divertita a leggere il modo in cui l’autore ha architettato e organizzato le varie morti su cui i protagonisti si trovano ad indagare quasi del tutto per caso. Tutto s’incastra alla perfezione, ogni personaggio, ogni dialogo ha un suo perché e sono dovuta arrivare fino alla fine per ricostruire il puzzle generale e dare un senso a tutti i misteri. In alcuni momenti mi ha ricordato un po’ i ragionamenti che facevo giocando a Cluedo con i miei cugini.
Mis Middleton è una santa donna che sopporta, oltre al peso dei suoi ricordi e al fatto che è costretta a rimanere sotto la tutela del detective, anche i cattivi umori dell’uomo e la sbadataggine della domestica. Qui si ripresentano tutte le caratteristiche caratteriali dei personaggi approfondendo un po’ le loro storie passate per comprendere il loro io presente. Il caso che viene sottoposto al detective è complesso e davvero articolato, a volte al limite con il ridicolo o l’orrido ma senza superare la soglia di credibilità e sopportazione del lettore. Che dire, è un romanzo carino, che ho letto con molto piacere e che mi spinge a proseguire la lettura della serie con gli altri intricati casi.
Assegno quattro stelline al libro.

Lya
  

09 settembre 2018

RECENSIONE: La collina delle fate di Diana Gabaldon

Buona domenica e buona lettura!

Titolo: La collina delle fate
Autore: Diana Gabaldon
Pagine: 440
Prezzo: 10.00€/Ebook: 6.99€
Editore: TEA
Serie: Outlander #4

Trama


Dopo vent'anni trascorsi nel Ventesimo secolo a crescere la bellissima figlia Brianna, Claire Randall scopre che Jamie è ancoro vivo e decide di attraversare nuovamente Craigh na Dun, la collina delle fate, nonché la magica porta del tempo, e di tornare dall'uomo che non ha mai smesso di amare. Con la passione, però, ricominciano anche le avventure e le avversità, da cui Claire e Jamie riescono sempre a cavarsela grazie alla forza dei loro sentimenti. E se il lungo viaggio per mare alla volta delle Indie Occidentali, sulle tracce dei rapitori del giovane nipote prediletto di Jamie, si rivela irto di difficoltà e incontri spiacevoli, la situazione peggiora una volta sbarcati in Giamaica. Qui tra nuovi amici e vecchi nemici, un sinistro personaggio, emerso dal passato, arriverà a minacciare seriamente la loro vita.
In previsione dell’inizio della terza stagione della serie tv che è iniziata a metà settembre dello scorso anno, mi sono messa in pari con la lettura dei romanzi. Odio vedere film o serie prima di aver letto il romanzo da cui sono tratti!

Avevamo lasciato Clare e Jamie più o meno felicemente ricongiunti dopo vent’anni di lontananza. In seguito al rapimento, da parte di una sconosciuta nave pirata, di Ian, il nipote più giovane di Jamie, i due partono all’inseguimento fino ad approdare, dopo numerose peripezie in America e più precisamente in Giamaica. Qui tra doganieri, esercito, scienziati e vecchie conoscenze i protagonisti aprono un nuovo capitolo della loro vita insieme.

Come per i precedenti libri, il terzo romanzo originale è stato diviso in due in Italia e“La collina delle fate” è la seconda parte. Continuo a non capacitarmi per questa scellerata scelta della casa editrice che ha continuato così per tutti gli altri volumi della serie. Me ne dovrò fare una ragione e dovrò aprire il portafoglio il doppio delle volte.
Bando alle ciance, cosa ne penso di questo quinto libro?
Il romanzo mi è piaciuto, amo questa serie, adoro Clare e sono fermamente convinta che Jamie sia l’uomo fictional della mia vita. Durante e dopo la lettura e la visione della serie sono totalmente assuefatta e continuo a riflettere e pensare: insomma la Gabaldon ha fatto un ottimo lavoro per quanto riguarda la storia d’amore e le ambientazioni.
Ammetto senza remore che mi sento più coinvolta nelle parti ambientate in Scozia e meno nelle altre (vedi la Francia), ma quest’America così selvaggia e ricca di avventure non mi è dispiaciuta. Metà del libro è ambientata in una nave mentre l’altra metà in foreste e catapecchie oppure in grandi case coloniali: c’è davvero di tutto e, come sempre i due protagonisti riescono ad adeguarsi alle varie situazioni.
Clare, come al solito, deve per forza buttarsi nella mischia e aprire bocca su questioni che non capisce del tutto, insomma, dopo 20 anni è rimasta la stessa ragazzina saccente che vuole dimostrare la propria indipendenza dagli uomini a tutti i costi. Questa sua caratteristica è il suo punto forte anche se a volte non riesco a fare a meno di “gridarle” contro perché è troppo impulsiva e si trova in guai che, puntualmente, deve risolvere il pavido Jamie.
D’altro canto, lui, soprattutto in questi due libri, è sia presentato come un uomo che ha a lungo sofferto e patito, sia come un eroe dalla millemila risorse che sa come sbrogliare ogni situazione. I difetti ci sono ma vengono completamente oscurati dalle sue innumerevoli capacità, molte delle quali quasi inspiegabili oppure eccessive. Jamie è stupendo e, come ho già detto, è l’uomo fictional della mia vita, ma, qui è più vicino a superman che a un ex galeotto giacobita, editore e trafficante scozzese. Ecco il perché della stellina in meno: le situazioni narrate non sono “realistiche”, in alcuni punti toccano punte di irrealismo assurdo, soprattutto per il modo in cui vengono risolte delle situazioni potenzialmente disastrose o mortali. Troppe fortune mascherate da intraprendenza e bravura dei protagonisti che mi hanno portata a non apprezzare fino in fondo la nuova piega narrativa della storia.
Assegno al romanzo quattro stelline e spero che i prossimi volumi siano più con i piedi per terra.

Lya

24 agosto 2018

RECENSIONE-mini: Le mille luci del mattino di Clara Sànchez

Buongiorno e buona lettura!

Titolo: Le mille luci del mattino
Autore: Clara Sànchez
Pagine: 263
Prezzo: 18.60 € (anche in economica)
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: Febbraio 2015

Trama
Madrid. La luce si riflette sulle immense pareti a specchio del palazzo. Emma guarda dalla sua scrivania il mondo che si perde in quell'intenso bagliore. Fare l'impiegata in una grande azienda non è mai stata la sua aspirazione. Ma Emma deve ricominciare dopo il fallimento della sua storia d'amore e del sogno di diventare una scrittrice. Il posto di assistente è arrivato al momento giusto. Eppure quel lavoro non è come se l'aspettava. Il suo capo, Sebastiàn Trenas, passa le giornate a leggere libri: nessuna telefonata, nessuna riunione. Emma non riesce a spiegarselo, ma il suo sesto senso le suggerisce di non fare domande. Fino a quando, mettendo in ordine certe vecchie carte, smuove qualcosa che doveva rimanere nascosto. Da allora tutto cambia: Trenas perde la carica di vicepresidente e dopo pochi giorni muore. Emma si sente in colpa e ha paura di quello che le sta accadendo intorno. Perché nulla è come appare. E ora che due oscuri personaggi, due fratelli manager di successo, hanno sostituito il suo capo, la ragazza è convinta che i suoi sospetti siano fondati e che sia necessario scavare nel passato. Un passato che parla di bugie e segreti, di amori clandestini e di adozioni difficili. Solo in sé stessa Emma può trovare il coraggio per svelare il mistero. Perché c'è chi vuole che su ogni cosa ricada il silenzio. Un silenzio a cui Emma ha deciso di dare finalmente una voce.

Dopo aver tanto sentito parlare di questa autrice spagnola che da anni è negli scaffali italiani e riscuote un discreto successo tra i lettori, ho deciso di voler dare anche io una possibilità a uno dei suoi romanzi. Ho scelto uno tra gli ultimi pubblicati ma, probabilmente, avrei dovuto scegliere il primo.

La protagonista della storia è Emma una giovane alla ricerca di lavoro e stabilità che riesce ad entrare, in un'azienda prestigiosa di Madrid, prima come hostess poi come segretaria del vicedirettore per poi continuare la scalata dove scoprirà dei segreti rimasti nascosti per anni.

Non mi dilungherò molto su questo libro perché è di una noia e di una vuotezza assurda. Ho letto le prime pagine con interesse, chiedendomi dove sarebbe andata a parare la storia; la scrittura è davvero raffinata e la protagonista mi è sembrata in gamba e volenterosa. Insomma, un ottimo contorno che però, al suo interno, nasconde il nulla, il vuoto cosmico accompagnato da tanta noia e tante ripetizioni. Ho fatto una fatica assurda per terminarlo e, su quasi 300 pagine, succede qualcosa di vagamente interessante solamente al termine mentre nelle pagine precedenti ci sono solo una serie di elucubrazioni di Emma che non si dà pace e cerca in tutti i modi di emergere nell'azienda, andando a smuovere qualcosa che avrebbe dovuto rimanere nascosto. Per me questo è un romanzo che non sarebbe dovuto esistere perché non mi ha lasciato nulla, è piatto e vuoto.
Dire che sono rimasta delusissima da questa autrice è poco. Assegno una stellina al libro e non so se mi deciderò mai di leggere qualcos'altro di suo.

Lya

27 luglio 2018

RECENSIONE: Shadow and bone di Leigh Bardugo

Buona lettura!

Titolo: Shadow and Bone
Autore: Leigh Bardugo
Pagine: 358
Serie: Grisha verse

Trama
Circondata dai nemici, la nazione, un tempo grande, di Ravka è stata strappata in due dallo Shadow Fold, un'ondata di oscurità quasi impenetrabile che brulica di mostri che banchettano di carne umana. Ora il suo destino può riposare sulle spalle di una sola persona. 
Alina Starkov non è mai stata brava in niente. Ma quando il suo reggimento viene attaccato sul Fold e il suo migliore amico viene brutalmente ferito, Alina rivela un potere dormiente che salva la sua vita, un potere che potrebbe essere la chiave per liberare il suo paese devastato dalla guerra. Strappata da tutto ciò che conosce, Alina viene portata nella corte reale per essere addestrata come membro dei Grisha, l'elite magica guidata dal misterioso Darkling. Eppure niente in questo mondo sontuoso è quello che sembra. Con l'oscurità incombente e un intero regno preda del suo potere selvaggio, Alina dovrà affrontare i segreti del Grisha. . . e i segreti del suo cuore.

Posso ammetterlo candidamente: ho questa serie nella mia tbr da anni, cioè da quando è uscita in lingua inglese e non c'era book blogger o book tuber che non mostrasse le splendide cover e ne osannasse la lettura. Finalmente, dopo aver smaltito la maggior parte delle vecchie serie aperte ed essermi concessa un po' di tempo per disintossicarmi dal genere, mi sono entusiasticamente lanciata nella lettura di "Shadow and bone".

La protagonista della storia è Alina, una giovane orfana che vive a Ravka, un paese spezzato e fortemente influenzato da un gigantesco mare oscuro, pieno di mostri, che divide il regno. La ragazza è una cartografa e un soldato dell'esercito regolare ma, durante una missione, scopre di possedere un talento magico rarissimo e unico: lei è una Grisha che controlla la luce. Si ritrova, di punto in bianco, ad essere l'unica speranza del regno e viene immediatamente portata dal Darkling, capo politico e militare dotato di grandi poteri magici, presso la scuola dove imparerà ad usare la sua magia. Qui scoprirà una nuova parte di sè stessa oltre che di un misterioso piano...

"Shadow and bone", primo libro della trilogia "Grisha Verse", fa parte della categoria dei fantasy per un pubblico giovane e adolescente che non toccavo davvero da secoli perché, da una parte ne ero assuefatta e non riuscivano più a oinvolgermi, dall'altra mi ero scocciata di aspettare anni per l'uscita dei seguiti. Insomma, sono almeno un paio d'anni che ho messo da parte la lettura di questa tipologia di romanzi. Il primo libro è stato pubblicato in Italia ma poi la serie è entrata a far parte di quello odiose serie interrotte quindi, ho deciso di farmi tutta la lettura in lingua inglese.
Vi posso già anticipare che la prima parte del libro mi è piaciuta molto, la seconda un po' meno.
Nelle prime pagine viene presentata l'ambientazione, la situazione della magia e la collocazione dellla protagonista tutto in modo molto chiaro e interessante. Alina viene catturata in un omento importante e spaventoso della sua vita: lei, il suo amico d'infanzia Mal e molti altri soldati hanno ricevuto l'ordine di provare ad oltrepassare l'Unsea, un luogo oscuro pieno di misteriosi mostri che è stato creato da un antico Grisha(mago). Una missione che sembra impossibile e che spinge Alina, per salvare il suo amico Mal, a far fuoriuscire il suo potere, inconsciamente sopita da sempre: lei può controllare la luce. Dalla scoperta di questo straordinario potere la vita di Alina cambia e, oltre ad avere un rapporto personale con il Darkling, viene portata lontano, in una scuola per imparare a gestire la magia e per poter salvare tutto. Insomma, Alina, da un giorno all'altro diventa una futura eroina predestinata che deve fronteggiare nuove sfide. Ho adorato tutta questa parte perché mi ha ricordato tanto una delle mie trilogie fantasy preferite: "La trilogia del mago nero" di Trudi Canavan. I punti di contatto sono parecchi però non mi hanno dato fastidio e ho divorato i tre quarti del libro. L'ultimo quarto, invece, è stato più deludente perché Alina, invece che diventare intraprendente e forte, sembra ritirarsi nel suo guscio e fuggire da ciò che sta accadendo: non fa mai nulla da sola ma è costantemente supportata da qualcuno che la prende per mano e la guida. Avrei davvero apprezzato maggiormente un'evoluzione del personaggio che sperò arriverà nei prossimi volumi. La parte finale non mi è dispiaciuta anche se l'ho trovata un po' scontatuccia e non legata benissimo al resto della storia. Ho fatto decisamente più fatica a leggere 30 pagine che le restanti 250.
Il libro comunque mi è piaciuto, continuerò la lettura della trilogia e ho deciso di assegnare tre stelline mezzo a questo primo volume.

Lya

19 luglio 2018

RECENSIONE: Il matrimonio delle sorelle Weber di Stephanie Cowell

Buonsalve lettori!
Nuova recensione per voi!

Titolo: Il matrimonio delle sorelle Weber
Autore: Stephanie Cowell
Pagine:344
Prezzo: 9 euro
Editore: BEAT editore
Genere: Romanzo storico

Trama

Mannheim 1777. Mozart è appena arrivato in città con sua madre e subito viene accolto nel salotto di Fridolin Weber, un copista che organizza serate musicali. Weber e la sua ambiziosa moglie hanno quattro figlie per le quali sognano un matrimonio con qualche facoltoso nobile in grado di dar lustro e onore alla famiglia. Ma il destino ha riservato alle sorelle Weber qualcosa di radicalmente diverso dai sogni aristocratici dei genitori. Tutte seguiranno una strada diversa e solo Constance unirà la sua vita a uno dei grandi geni della storia della musica. Un romanzo che scava nell'animo femminile, nei desideri e nelle disillusioni di quattro giovani donne e della loro madre e, insieme, offre il ritratto di un'epoca di grande civiltà e creatività.



Nella mia sterminata collezione, in continuo aumento, dei miei romanzi editi dalla Beat, questa volta ho volta leggerne uno che ha come protagonista il giovane Mozart alle prese con la famiglia Weber.

In un piccolo appartamento di Mannheim vive una famiglia composta da 6 persone: padre, madre e quattro sorelle, la famiglia Weber. Ogni settimana, pur non navigando nell’oro, organizzano una festicciola musicale dove compositori, strumentisti e cantanti dell’epoca si incontrano e sfogano il loro estro creativo. L’uomo è un copista mentre due delle sue figlie sono delle brave cantanti. In una di queste feste viene invitato anche il giovane Mozart alla ricerca di un lavoro che lo riporti alla ribalta così da poter mantenere la sua famiglia. Questo incontro, tra Mozart e le sorelle Weber, segna tutti e 5 in modo molto profondo tra musica, amori e segreti.

Ammetto senza remore che non avevo la minima idea di chi fossero le sorelle Weber, donne che, a quanto pare, hanno avuto realmente una forte influenza sul famosissimo compositore nei suoi anni da ramingo. Mentre leggevo, senza anticiparmi nulla, sono andata a informarmi e ho scoperto che molte cose presenti romanzate nel libro, sono realmente accadute, cosa che ha aumentato il mio interesse per la lettura.
Il romanzo è piuttosto ripetitivo e un paio di personaggi sono davvero antipatici ma, nonostante questo, ho letto il tutto con piacere senza però rimanerne affascinata completamente.
Mozart viene descritto come un uomo timido ma dalle forti passioni, un controsenso che però emerge pian piano, ma l’ho trovato un personaggio piuttosto evanescente: all’inizio c’è ma è messo in un angolino perché nessuno lo conosce, dopo si allontana ed è presente solo attraverso delle lettere, poi riappare definitivamente ma la sua personalità è sempre nascosta da quella delle quattro ragazze Weber. La prima di loro è Josefa, ragazza seria dalla personalità irascibile e invidiosa di sua sorella Aloysia che è la bella della famiglia, quella su cui la madre ha grandi speranze per un matrimonio conveniente per tutti. D’altro canto Aloysia, una delle antipatiche, è superficiale ed egoista per tutto il libro: s’innalza a grande donna e si nasconde dietro la sua bellezza, tralasciando la sua spiritualità. Al contrario, la più piccola delle sorelle, Sophie, è una ragazza modesta e silenziosa con una grande fede la quale, pur di fuggire dalle pressioni della madre, fugge in convento. Costanze, la futura moglie di Mozart, è, invece la più inconsistente: non la si conosce che alla fine della narrazione e mi è sembrata piuttosto “normale”. Delle quattro sorelle, la maggior parte dello spazio è lasciato ad Aloysia e a Josefa che hanno delle personalità più decise e, insieme a loro, c’è l’onnipresente madre che è il secondo personaggio che non mi è piaciuto come carattere. Questa donna è ossessionata dal desiderio di sistemare le sue figlie per il suo stesso benessere: desidera una vita agiata e tranquilla e rimane molto delusa sulle scelte che tutte e quattro le ragazze compiono. Mi ha ricordato a tratti la svenevole Mrs Bennett alle prese con le stesse problematiche per le sue figlie, in chiave però più antipatica.
Insomma, il libro è un romanzo familiare incentrato sulle speranze matrimoniali delle diverse sorelle dove solo occasionalmente appare Mozart per fare la figura del fesso.
Il libro è un ni, per me, e ho deciso di assegnare tre stelline perché mi aspettavo che fosse messo più in luce Mozart e meno le strambe idee sui pretendenti per le quattro ragazze.

Lya


12 luglio 2018

RECENSIONE: Lo straordinario mondo di Ava Lavender di Leslye Walton


Buona lettura!
Titolo: Lo straordinario mondo di Ava Lavender
Autore: Leslye Walton
Pagine: 276
Prezzo:15,90 euro
Editore: Sperling Kupfer

Trama

Ava Lavender è nata con le ali, ma non può volare. Non può nemmeno vivere come le coetanee, perché sua madre la tiene chiusa in casa, al riparo da occhi indiscreti. Ma ha sedici anni e non si rassegna a essere diversa. In cerca di un perché, scava allora nel passato della sua famiglia, e scopre il destino infausto delle sue antenate: ognuna segnata da una peculiare stranezza, ognuna condannata a un amore infelice. E se fosse proprio l’amore la forza in grado di spezzare quell’antica maledizione? Un amore vero, capace di vedere oltre le apparenze. Per trovarlo, Ava dovrà affrontare il mondo fuori, gli sguardi di chi la crede un mostro o un angelo. Fino alla notte del solstizio d’estate, quando sarà lei a scrivere un nuovo, forse decisivo capitolo nella storia straordinaria della sua famiglia.


Questo libro mi ha molto stupita: l’ho letto per curiosità e con interesse ma senza aspettative. Sono rimasta davvero stupita da questa storia particolarissima che mi ha coinvolta e convinta durante la lettura.

Ava Lavender è una ragazza particolare: è nata con le ali ma non riesce a volare, vive praticamente reclusa in una solitaria casa in collina con suo fratello, sua madre e sua nonna. Tutte le donne della sua famiglia hanno sofferto per amore e, nel libro, raccontano le loro storie per cercare di spiegare perché Ava è nata con questa anomalia fisica.

La storia narrata è davvero surreale: a partire da Ava, che in realtà sembra la meno strana della famiglia, fino alla nonna che si è rifugiata in quella anonima città senza mai essere soddisfatta della sua vita e senza abbandonare i fantasmi che la inseguono.
La particolarità del libro è che a tratti sembra “normale” poi ha delle svolte davvero stranissime ma che s’inseriscono benissimo nella storia rendendola davvero unica e originale. Proprio questa è la forza del libro, il suo essere così fuori dagli schemi, caratteristica che riesce a sorprendere il lettore a a trasportarlo in questo mondo fatto di ali, fantasmi e amori perduti. Una saga familiare che ti trasporta in un mondo del tutto inaspettato e con dei punti di vista che ho trovato davvero tanto sui generis ma belli.
Ava è una ragazza come le altre che desidera essere apprezzata e amata ma, essendo nata con delle enormi ali che non le permettono neanche di volare, cresce isolata e chiusa in casa finché un’amica, la sua unica amica, riesce a convincerla a uscire e a iniziare a guardarsi introno, a respirare arie di libertà. Mentre è alle prese con le sue prime esperienze adolescenziali, Ava racconta la storia della gioventù di sua nonna e di sua madre, entrambe donne problematiche e perseguitate dal loro passato così fantasioso e surreale ma anche romantico e doloroso. Il finale mi ha lasciato davvero senza parole, positivamente parlando, poiché è del tutto inaspettato e “umano”. Il romanzo è generalmente indicato per un pubblico giovane ma credo che la lettura possa essere tranquillamente apprezzata anche da noi che non siamo più adolescenti poiché sono presenti delle bellissime riflessioni poetiche sull’amore e sulla vita che arricchiscono la narrazione e rendono il libro sfaccettato e profondo. Non ho potuto non apprezzare questo romanzo, la maestria dell’autrice e questa storia così fuori da ogni schema e ho deciso di assegnare 4 stelline e mezzo al libro consigliandolo a coloro che cercano qualcosa di assolutamente unico ma ben scritto.


P.S. Bella anche la cover!


Lya


29 giugno 2018

Classici... da libreria: Malombra di Antonio Fogazzaro

Buona lettura!

Titolo: Malombra
Autore: Antonio Fogazzaro
Pagine: 448
Prezzo: 9 euro
Editore: Feltrinelli

Trama
La protagonista indiscussa di questo grande romanzo d’amore e follia è la giovane, oscuramente affascinante Marina Crusnelli di Malombra, ospitata dallo zio, il conte Cesare d’Ormengo, in una magnifica villa sul Lago di Como. Venuta in possesso di un autografo dell’antenata Cecilia, apparentemente portata alla morte dal marito, padre dell’attuale conte, si convince di esserne la reincarnazione e di avere l’obbligo di vendicarne l’assassinio. Quando al castello giunge lo sconosciuto scrittore Corrado Silla, orfano di una cara amica del conte Cesare, i due giovani vengono subito travolti da un amore tormentato ma assoluto. Un amore destinato tuttavia, a causa della crescente pazzia di Marina, a essere trascinato verso un gorgo inevitabile. Un romanzo fondamentale dell’Ottocento italiano, molto amato anche da autori poeticamente distanti come Verga.

Ogni tanto, quando ho del tempo libero, mi piace stilare liste di libri da leggere e, una che faccio e rifaccio piuttosto spesso, è relativa agli autori italiani a cavallo tra l’800 e il 900 che non ho ancora letto. Ho preso in mano molti classici del romanzo stranieri ma quelli italiani li ho sempre snobbati, senza un reale motivo. Per questo ho voluto leggere “Malombra” di Fogazzaro e leggerò anche altri autori italiani soprattutto dello scorso secolo. O almeno queste sono le mie intenzioni.

Il protagonista del romanzo è Corrado Silla, un giovane scrittore milanese che viene invitato a visitare una villa solitaria, nei pressi di un lago italiano non ben precisato, dal conte che vi abita. Qui, oltre a conoscere qualcosa d’importante sul suo passato, incontra e s’innamora della bella Marina Crusnelli di Malombra, la nipote orfana del conte. La ragazza, isolata e lontana da ogni amicizia o punto di riferimento, vive le sue giornate passeggiando, leggendo e contrariando suo zio nel tentativo di essere allontanata da quella che vede come una prigionia. Le cose cambiano quando trova nella sua stanza un diario di una certa Cecilia, sua antenata, triste moglie solitaria del padre del conte e si convince di esserne la sua reincarnazione. Di qui inizia un lungo e cupo periodo di vendette e pazzia fino al terribile epilogo.


Devo ammettere che mi sono approcciata con un po’ di timore a questo libro perché le tematiche trattate mi erano sembrate banali. È inutile negare che mi sono dovuta ampliamente ricredere perché “Malombra” è un romanzo ricco di pathos, sentimenti e di onore oltre ad essere arricchito da descrizioni paesaggistiche davvero superbe. La storia, come avrete letto, è parecchio ingarbugliata e il finale lascia davvero spiazzati, in modo positivo, per quanto mi riguarda.
Il libro, pubblicato alla fine dell’ottocento, è un perfetto esempio di letteratura italiana decadente e ciò è in linea sia con il luogo prescelto come ambientazione, sia per il tema della pazzia, sia per alcuni personaggi retrogradi e attaccati al passato. La prima cosa che mi ha colpito è relativa alle descrizioni che sono davvero sublimi: grazie ai dettagli e alla poesia con cui sono espressi, mi sembrava di passeggiare nel castello, di remare sul lago e di perdermi tra le fronde dei boschi. Insomma, mi è sembrato un luogo davvero incantato che mi ha affascinata sin dal primo istante. I personaggi principali non mi hanno colpita particolarmente, mi sono piaciuti molto di più quelli secondari che sono più caratteristici e hanno un ruolo rilevante nella narrazione. Silla è un ragazzo pieno di speranze e illusioni che cerca di farsi strada scrivendo mentre Marina è una ragazza viziata e altezzosa che mi è sembrata antipatica immediatamente. La storia della reincarnazione e della pazzia, piuttosto che mitigare la sensazione e farmela apprezzare, hanno sortito l’effetto contrario perché lei risulta sempre glaciale. Insomma, la sua bellezza mediterranea non corrisponde a un carattere aperto, anzi, Marina è una donna capricciosa e superba, un concentrato di caratteristiche negative. Per questo motivo non mi sono riuscita a godere il libro pienamente e, al contrario, ho storto il naso ogni volta che lei appariva e dialogava con gli altri personaggi. Nei momenti di solitudine, quando ragionava con sé stessa, la situazione migliorava leggermente ma non abbastanza.
A parte la mia personale antipatia per la marchesina di Malolmbra, il libro mi è piaciuto perché l’ho trovato denso e poetico, ricco di sentimenti, pensieri e descrizioni. Era davvero da tanto che non leggevo qualcosa del genere e, a parte la lentezza nella lettura, ho respirato una boccata d’aria “pulita” e “rinfrescante” per il mio cervello.
Assegno quattro stelline e mezzo al libro.


Lya
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