domenica 23 marzo 2014

RECENSIONE: Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood

Buona lettura!
Titolo: Il racconto dell'ancella
Autore: Margaret Atwood
Pagine: 329
Prezzo: 9 euro
Editore: TEA

Trama
In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono divenuti uno stato totalitario, basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne in grado di avere figli, le "ancelle", sono costrette alla procreazione coatta, mentre le altre sono ridotte in schiavitù. Della donna che non ha più nome e ora si chiama Difred, cioè "di Fred", il suo padrone, sappiamo che vive nella Repubblica di Galaad, e che può allontanarsi dalla casa del padrone solo una volta al mese, per andare al mercato. Difred tenta in tutti i modi di non lasciarsi stritolare dalla pazzia che la circonda rifiutando ogni coinvolgimento emotivo e cercando di dimenticare il suo passato e la società precedente. Apparentemente rassegnata al suo destino, prega di restare incinta, unica speranza di salvezza, ma non ha del tutto perso il ricordo delle emozioni di prima... 



Ho scovato questo libro per caso guardando in giro per la rete: quando ho visto la parola distopico e la data di prima pubblicazione, cioè il 1985, non ho saputo resistere. Essendo stato pubblicato  più di 20 anni fa ho pensato ,a ragione, che non avesse i soliti cliché young adult dei distopici odierni. Insomma, prima di dedicarmi alla lettura di 1984 di Orwell, ho voluto leggere "Il racconto dell'ancella" un romanzo tutto al femminile con delle tematiche e degli spunti interessanti.

La protagonista è Difred, un'ancella al servizio di un Comandante di nome Fred: il suo compito è quello di procreare un figlio al posto della moglie legittima. È questo quello che fanno le ancelle, donne vestite in rosso che, dopo la catastrofe ecologica e politica, sono le uniche donne in grado di procreare. In una società fortemente puritana e maschilista, le donne sono ritornate ad essere recluse in casa con pochissima incidenza nella vita comune ed in particolare le ancelle vengono strappate alle loro famiglie, allontanate da tutto, per procreare e dare alla civiltà una nuova occasione.
Tra religione, sentimenti e rimpianti del passato, Difred racconta in prima persona gli avvenimenti che vive.

Parto da presupposto che il libro ha degli alti e bassi per quanto mi riguarda; l'inizio è promettente, incuriosisce moltissimo il lettore e ti trasporta in questo strano mondo così fortemente controllato. Andando avanti nella lettura però subentra uno stato di insoddisfazione perché le informazioni presenti sono davvero pochissime e centellinate al massimo, oltre al fatto che la storia viene raccontata con distacco, rimane statica e si evolve davvero poco. Difred, di cui non si saprà mai il nome vero, racconta la sua esperienza come ancella: dalla paura di non riuscire a procreare, ai ricordi incalzanti che la perseguitano. Come ho già detto, le informazioni sono davvero poche, in particolare non si sa, in modo certo, cosa è successo al mondo, perché è diventato così chiuso e rigoroso. Le uniche notizie relative a questa nuova società si devono faticosamente desumere dalle parole della protagonista che, con occhi bassi e timorosi, accetta quasi passivamente ciò che accade.
Le donne, in questa società maschilista e puritana, sono divise in quattro categorie: le Mogli dei ricchi, anziane e non feconde, le Economogli, povere e con una vita difficile, le Marte, le serve delle diverse dimore ed infine le Ancelle. Queste ultime vengono mandate ogni tre anni da un Comandante diverso per tentare di procreare e, se riescono nell'intento senza dare vita a feti morti o deformi, vivono una vita leggermente agiata; se non riescono cambiano partner fino ad un massimo di 3 comandanti fino alla deportazione in luoghi ad alto rischio radiazioni. Insomma, alla fine della loro carriera incompiuta, vengono mandate a lavorare in posti orribili fino alla fine dei loro giorni. Insomma, una vita difficile fatta di costrizioni, sacrifici e sottomissione costante. Tutto questo è desumibile dalle parole della protagonista ma, storia a parte, quello che rimane impresso sono i pensieri e ricordi struggenti di Difred: la sua adolescenza, suo marito, sua figlia. Tutto andato, tutto che sembra così lontano dalla sua situazione. Ma lei si aggrappa con le unghie e con i denti ai momenti vissuti con i suoi cari e, tra pensieri suicidi e di rivalsa, prova a cambiare la sua vita.
Insomma, nonostante la storia non si sviluppi moltissimo, nonostante sia un libro un po' lento da leggere, i flashback della donna e il finale mi hanno fatto apprezzare questo romanzo a cui assegno tre stelline e mezzo.

Lya

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