15 novembre 2011

RECENSIONE: Le figlie del libro perduto di Katherine Howe


Ciao a tutti i lettori!
Chi di voi non ha mai provato interesse per la storia della stregoneria, per il mistero legato alla cittá americana di Salem e per i misteriosi incantesimi delle streghe?
Io ho sempre avuto un debole per questi misteri un pó esoterici  e occulti e proprio per questo motivo, quando mi capita tra le mani un libro che ha come argomento la stregoneria e le streghe, i processi e i segreti, anche fantasiosi, legati a questi avvenimenti,  non posso fare a meno di dire: “Mioooo!!”
Quindi eccomi con la recensione di un libro che ho trovato davvero particolare ed interessante.

Titolo: Le figlie del libro perduto
Autore: Katherine Howe
Pagine: 427
Prezzo: € 8,90
Editore: TEA

Trama
Connie Goodwin, giovane e brillante dottoranda all’Università di Harvard, è impegnata in una ricerca sui processi di Salem, nel New England, che alla fine del Diciassettesimo secolo videro più di centocinquanta persone accusate di stregoneria. Ma durante l’estate è costretta a trasferirsi fuori città per sistemare e vendere la vecchia casa di famiglia. Ben presto Connie scopre che l’antica dimora contiene strani e preziosi tesori: non ultima, una Bibbia da cui cade una chiave dal fusto cavo, al cui interno è nascosto un pezzetto di carta ingiallita che porta una scritta: Deliverance Dane. Un nome legato non solo ai processi su cui Connie sta indagando, ma anche alla sua famiglia, a un segreto custodito da generazioni di donne e tramandato attraverso un libro proibito: un Libro delle Ombre, depositario di un sapere arcano e sovrannaturale, ormai perduto. Ma un filo rosso lega quel passato oscuro e terribile al presente: e mentre Connie, tormentata dalle visioni, cerca disperatamente di risolvere il mistero, qualcun altro è in cerca del libro perduto, e per ottenerlo è disposto a tutto, anche a ricorrere a una maledizione da cui non c’è scampo...

Mia Recensione
La protagonista, Connie, è una giovane dottoranda di Harvard, una persona molto organizzata e precisa che, dopo aver superato un importante esame accademico, è alla ricerca di una tesi interessante e nuova da scrivere, spinta dal rettore della facoltà di storia coloniale che sembra avere un interesse particolare per lei.  Connie peró viene contattata da sua madre, una figlia dei fiori eccentrica e spensierata, per sistemare la casa abbandonata della nonna per metterla in vendita, quindi rassegnata Connie decide di passare l’estate tra pulizie e ricerche di tesi. Ma non puó sapere che durante questo periodo troverà l’amore, scoprirà se stessa e metterà a nudo, tra passato e presente, molti segreti della sua famiglia, in particolar modo del ramo femminile.
Un nome, Deliverance Dane, un libro misterioso e scomparso da lungo tempo, strane visioni del passato, porteranno Connie in un vortice di ricerche che da essere d’interesse puramente accademico, diventeranno molto importanti.

La storia narrata è completamente al femminile, tutte le protagoniste, Connie e Grace nel presente, Grace e Sophia nel passato recente, Deliverance e Mercy nel  1692 e Mercy e Prudence all’inizio del 700 sono madri e figlie legate indissolubilmente tra loro che tramandano le proprie conoscenze magico - medicinali di generazione in generazione, ad esclusione di Connie, che è all’oscuro delle sue potenzialità fintanto che non entra nella vecchia e cadente casa della nonna Sophia. In questo luogo nascosto e diroccato Connie scoprirà man mano se stessa e avrá una radicale trasformazione,  da rigorosa ricercatrice che crede che la stregoneria e gli incantesimi non esistano e che siano solo frutto della fobia collettiva calvinista che attraverso la convinzione della presenza del maligno sulla terra, tentava di spiegare gli avvenimenti naturali all’epoca sconosciuti, diventa una ragazza sempre dubbiosa, ma che si mette in gioco ed esce dl suo guscio protettivo che per lei è la conoscenza.
In questo stesso periodo rivaluta anche sua madre e cambia molto il rapporto che la lega a lei.
Molto interessanti sono i salti che ci sono nel libro, tra passato e presente che danno al lettore la possibilità di ricostruire non solo la vita delle diverse donne nei momenti piú importanti, ma anche l’interpretazione e l’importanza, davvero molto diversa, che le protagoniste danno al libro; piú il tempo scorre e meno questo libro è fondamentale nella vita delle giovani donne che devono affrontare la difficile vita quotidiana e non danno la stessa rilevanza all’arte della guarigione e delle erbe. Alla fine il libro finisce per cadere nel dimenticatoio cosí come le conoscenze contenute in esso.

La storia scorre lenta nella mente del lettore, non vi aspettate quindi colpi di scena né avventure rottambolesche all’Indiana Jones o alla Relic Hunter, ma c’è la graduale acquisizione e consapevolezza di ció che accade alla protagonista, nulla peró è lasciato al caso e i salti tra presente e passato hanno il preciso scopo di rendere piú agevole la comprensione dei fatti. Connie fondamentalmente si muove tra biblioteche e archivi polverosi e ammuffiti e lei cerca di ricostruire, come una storica dovrebbe fare, ció che puó dedurre  dalle fonti trovate. Diciamo che è un perfetto esempio di ricerca storica, un tuffo nel vuoto con momenti di eccitazione per la scoperta di notizie e momenti di completa frustrazione.

Molto affascinante è la ricostruzione storica dei luoghi del New England della fine del 1600 e soprattutto la ricostruzione, seppur in brevi sprazzi dei processi di Salem.
La parte finale è la piú convulsa, i capitoli del 1692 si alternano in maniera piú fitta con quelli del presente e la conclusione mi è piaciuta molto.

Assegno 4 stelline e lo consiglio a coloro che amano i romanzi storici riflessivi e poco movimentati, ma densi di mistero e ben costruiti.


Lya

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