sabato 22 agosto 2015

RECENSIONE: Quella certa dipendenza dal tasto invio di Lucia Del Pasqua



Buon week end e buona lettura!
 
Titolo: Quella certa dipendenza dal tasto invio
Autore: Lucia del Pasqua
Genere: Romanzo contemporaneo
Pagine: 352
Prezzo: 16.00€
Editore: Baldini e Castoldi
Data di pubblicazione: 8 luglio2015

Trama

Mentre Penelope agogna l’impossibile ritorno delle cabine telefoniche e l’autodistruzione di qualsiasi social network, trova il suo Ulisse online. E la fashion blogger cinicasi ritrova a Itaca. 
Un gatto per il quale Penelope nutre un amore sconfinato, e viceversa, per questo l’ha chiamato Saffo, un Mac dove scrivere noiosissimi e inutili pezzi sulle ultime tendenze, un piccolo bilocale, e la decisione di essere una fashion blogger di professione, e quindi di vivere di hashtag, e di soventi manifestazioni d’ipotetici «influencer» e orribili shatush. 
Penelope odia la moda ma ci lavora, odia quelli della moda, ma ci esce, non ha un buon rapporto con i social network, ma ci campa, sogna le chiamate al telefono fisso e invece manda messaggini con facce, simboli e parole mozzate, non ha mai avuto storie, ma ha tanti uomini, perché ha sempre pensato che l’Illuminismo fosse più conveniente del Romanticismo. Fino a quando conosce Yiannis, su Facebook. Peccato viva ad Atene. Dopo mesi di chat i due concretizzano il rapporto virtuale materializzandosi a Parigi, dove Penelope avrebbe dovuto iniziare un libro. Da lì è tutto un rimbalzare tra Italia e Grecia, mentre Penelope da libertina e cinica diventa sempre più gelosa e paranoica, e Yiannis di conseguenza distaccato. Era più facile essere «illuminista».
 
“Quella certa dipendenza dal taso invio” è un libro che mi ha davvero incuriosito: racconta la vita di una fashion blogger(io ne seguo una moltitudine), dipendente dai social e dai like, dal suo particolare punto di vista. Per questo motivo, per staccare dopo una lettura impegnativa come quella del trono di spade, ho deciso di dedicarmi a questo romanzo.

Penelope è una fashion blogger piuttosto alternativa: è fortemente ironica e critica, ama la moda vintage e analizza sempre con cura gli outfit altrui. In questo romanzo racconta come una fashion blogger non “gallina” riesce a sopravvivere in un modo fatto di marketing e finzione lasciando molto spazio alle sue avventure sentimentali.

Parto dicendo che ho iniziato questa lettura in modo molto positivo: cercavo un romanzo originale, frizzante e diverso da ciò che avevo appena finito di leggere (il quarto volumone del trono di spade) e questo sembrava davvero fare al caso mio.  Nonostante questo mio iniziale entusiasmo, devo dire che la prima metà del libro mi ha delusa perché Penelope è sicuramente una blogger di stampo ironico-criticone, piuttosto spassosa, ma lo è in dosi eccessive. Speravo di leggere un libro irriverente, simpatico e con tanto humor dell’ambiente e invece la prima parte del romanzo è solo una sfilza di critiche a tutto e a tutti perché Penelope, in queste “poche” pagine, raccoglie frustrazioni, cattiverie e giudizi pesantemente negativi. Inizialmente mi sono davvero divertita e ho apprezzato la personalità forte e decisa di Penelope però, più andavo avanti nella lettura più la protagonista mi risultava antipatica ed esageratamente “criticona”, a tratti davvero forzata. Mi aspettavo un personaggio frizzante e irriverente e invece mi è sembrata una ragazza acida e molto disillusa, incattivita dal mondo, poco coerente e snob.
In questa prima parte Penelope, che poteva essere una vera forza della natura, ha reso la lettura non proprio piacevole perché mi innervosiva ed ero piuttosto scocciata di tutte le critiche pronte all’uso che sparava a raffica nei confronti di chiunque non le andasse a genio ma, che per utilità di contatti, continuava a frequentare. Capisco che in un ambiente del genere a Milano sia vero che l’opportunismo la faccia da padrone, però questo particolare mi è sembrato molto calcato e troppo presente.
Nella seconda parte del libro Penelope ha una completa inversione di marcia, sembra un’altra persona: innamorata persa di un greco belloccio diventa il cliché per eccellenza della donna gelosa, possessiva e completamente insicura. Cioè da un estremo all’altro: da donna in carriera che sa quello che vuole e fa di tutto per arrivare alla meta prestabilita, dopo aver conosciuto Yiannis, diventa una donna esageratamente insicura e piagnucolona. Per tutto il libro, che comunque non mi è dispiaciuto, ho avuto un’impressione generale di “esagerazione”: all’inizio Penelope è forzatamente critica e piuttosto maligna, nei rapporti amorosi è consapevolmente fredda e calcolatrice, poi però diventa troppo ragazzina incerta di se stessa. Insomma, sono rimasta piuttosto perplessa perché sembravano due storie con due protagoniste diverse messe insieme.
Questo poteva essere un bel romanzo frizzante e interessante ma, con questa protagonista bipolare ed eccessiva, è diventato un libro carino ma non interessantissimo.
Assegno tre stelline non convinte al libro.

Lya
 

2 commenti:

  1. Sembro io! Un libro davvero simpatico...

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  2. Pur trovando simpatica l'autrice, il libro mi è parso pesante, troppo esagerato anche secondo me, poi troppe parolacce, io avrei scritto con maggiore leggerezza e ironia
    E.

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