mercoledì 5 febbraio 2014

Recensione: "Gli Acchiappazombie" di Jesse Petersen

Titolo: Gli acchiappazombie
Autore: Jesse Petersen
Pagine: 223
Prezzo: 9,90 €
Editore: Multiplayer
Saga: Living with the death

L'apocalisse zombie ha portato fortuna a Sarah e David. Il loro matrimonio va a gonfie vele. Comunicano bene, condividono le responsabilità e, adesso, stanno avviando un'impresa. Acchiappazombie: per soddisfare le vostre esigenze di eliminazione zombie. Ci sono un sacco di zombie e questo significa un sacco di clienti... Solo che uno di loro non li vuole morti, ma vivi e pronti per la sperimentazione. Gli scienziati pazzi possono essere clienti difficili e, questa volta, Sarah e David potrebbero aver messo troppa carne al fuoco.





Mi sono apprestata a leggere questo romanzo con grandi aspettative e con tanta curiosità perché, dopo aver letto “Finchè Zombie non ci separi” (QUI la mia recensione), primo capitolo della trilogia “Living with the death”, ero rimasta molto colpita e divertita. E fortunatamente le mie aspettative non sono state deluse! Sarah e Dave, in procinto di separarsi all’inizio del primo libro, hanno finalmente ritrovato l’armonia di coppia: tra un bacio, uno sguardo languido e un cervello zombie fatto esplodere, l’amore va a meraviglia. Ironico a dirsi, ma proprio l’apocalisse zombie ha portato loro serenità e fortuna. Dato infatti il loro perfetto feeling nell’ammazzare zombie, hanno deciso di aprire un’attività familiare. Girano tutti i territori “zombizzati” a bordo di un furgoncino molto simile alla Mistery Machine di Scooby-Doo e si fanno chiamare gli Acchiappazombie, con tanto di scritta e motto dipinto sulle pareti del furgoncino. La loro vita scorre in maniera monotona ma mai priva di adrenalina: dopotutto uccidere i non-morti, dopo un primo rifiuto psicologico, è diventato quasi un piacere, un divertimento. E così loro ammazzano zombie su commissione in cambio di munizioni, medicinali e cibo. Un baratto equo. Ma la monotonia è destinata a scomparire e il rischio che sono chiamati a correre è maggiore di quanto non lo sia mai stato dall’inizio dell’epidemia: vengono infatti convocati in un ex-base militare da uno scienziato che sostiene di aver trovato una cura per l’epidemia. Il dottor Barnes, giovane e affascinante riceractore, sostiene però che per fare i dovuti test ha bisogno di esemplari vivi. Quindi Dave e Sarah dovranno sì dare la caccia agli zombie, ma non dovranno ammazzarli, bensì catturarli vivi. Il che non è esattamente facile quanto fargli saltare il cervello con un fucile o decapitarlo con una mannaia. Ma il pagamento è lauto, inoltre la base, che sembra non aver subito danni dall’invasione zombie, presenta tutti i comfort che dopo l’apocalisse sembravano solo un miraggio, a partire da un bagno lindo e profumato. Così, seppur con la riluttanza di Dave, i due acchiappazombie intraprendono questa missione suicida. Il lavoro è complicato ulteriormente quando all’orizzonte si profilano figure pronte a rendere ancora più difficile il lavoro. E non tutti sono zombie! Infatti proprio durante un’uscita Sarah e Dave conoscono Robbie, il “ragazzino”, che intento a scappare da uno zombie si ritrova al fianco dei due mercenari. Orfano di entrambi i genitori, Dave e Sarah sono costretti a prenderlo con loro, seppur la convivenza si rivela tutt’altro che semplice. E come se non bastasse, tra gli zombie iniziano a profilarsi alcuni esemplari più evoluti, dotati di una reazione più intelligente e che sembrano avere ancora una certa lucidità che permette loro di compiere azioni più ragionate. Li chiamano semplicemente Zombie-Bionici, ma dalla loro hanno non solo una maggiore intelligenza rispetto ai semplici “non-morti”, ma anche una forza maggiore. Come dire, al peggio non c’è mai fine!
La storia è un continuo evolversi di situazioni di rischio e al limite della morte. Potrebbe sembrare una storia horror, e in effetti lo è. Ma il tutto è condito con la solita ironia e il cinismo di Sarah, che narra la storia in prima persona. Ho trovato questo secondo capitolo più emozionante, ma anche più complesso rispetto al primo. Infatti l’autrice ha voluto arricchire molto la storia rispetto al primo capitolo. Ha aggiunto nuovi personaggi, nuove situazioni, nuovi pericoli e anche zombie più duri da combattere. E spesso bisognava mantenere una certa concentrazione per non rischiare di perdersi in mezzo a tutte le informazioni o durante i combattimenti per non confondersi su chi stesse avendo la meglio e chi invece la peggio. Insomma, è più impegnativo rispetto al primo capitolo. Ma non mi è dispiaciuto perché sicuramente questa è una dimostrazione di una maggiore maturità dell’autrice come tale. Ho notato anche un maggiore uso da parte dei protagonisti di vocaboli “duri”, parolacce, presenti già nel primo, ma soprattutto termini “volgari” del tutto assenti nel libro precedente. Non ho ben capito la scelta di usare parole come “scopare”,…che si adattano sì al contesto in cui sono dette, ma che non sono adatte al personaggio che le pronuncia, visto che nel primo capitolo il suo carattere era diverso. Quindi ho notato questa evoluzione nel personaggio di Dave, anche se più che evoluzione parlerei di cambiamento. Certo però è anche vero che in una situazione così complessa come l’apocalisse zombie anche i caratteri più statici sono portati a cambiare, ad evolversi, ma soprattutto la gelosia porta ad adottare atteggiamenti che probabilmente si erano tenuti nascosti da tutta una vita.
Oltre questo però la storia risulta sempre credibile per un mondo post-apocalittico, e la scelta dell’autrice di usare la narrazione in prima persona e un linguaggio colloquiale ma coerente rendono questo romanzo davvero godibile.
Ho trovato molto ben fatti anche le descrizioni dei nuovi personaggi, ovvero il dottor Barnes e il giovane Robbie. Non solo fisicamente, ma anche caratterialmente la descrizione ha lasciato poco spazio all’immaginazione poiché nulla era lasciato al caso, nemmeno l’abbigliamento. Ho trovato positiva l’introduzione di queste figure e il rilievo che è stato loro dato poiché hanno dato un maggiore brio alla storia.
Unica pecca di questo romanzo è però dovuta non alla storia di per sé, ma alla traduzione, anzi all’ediitng italiano. Il testo era pieno di refusi! Avevo segnalato questo problema anche per il primo capitolo, ma in questo secondo romanzo si perdeva facilmente il conto. Spesso chiudevo il libro per l’esasperazione, e lo riaprivo solo perché troppo curiosa di scoprire il resto della storia. È un grandissimo peccato perché finisce che dei romanzi godibili come questo vengono fortemente penalizzati da un editing scadente.
Sono stata indecisa sino all’ultimo sul voto da dare. Avrei voluto dare 4 stelline e ½, ma continuo a domandarmi: “Nel voto devo calcolare anche il giudizio sulla traduzione e sull’editing?”. Alla fine mi sono risposta di sì. Però ho deciso di penalizzarlo in piccola parte perché rimane comunque un bel romanzo, leggero, ironico, e perfetto da leggere se si cerca qualcosa di poco impegnativo (anche se ho detto che il romanzo è più impegnativo rispetto il primo volume, rimane comunque un romanzo da leggere quando si è in cerca di svago).
4 stelline!

Isy



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