giovedì 21 novembre 2013

RECENSIONE: Farenheit 451 di Ray Bradbury

Buona lettura!
Titolo: Farenheit 451
Autore: Ray Bradbury
Pagine: 210
Prezzo: 9,00€
Editore: Oscar Mondadori


Trama
Montag fa il pompiere in un mondo dove gli incendi, anziché essere spenti, vengono appiccati. Armati di lunghi lanciafiamme, i militi irrompono nelle case dei sovversivi che conservano libri o altra carta stampata e li bruciano: così vuole la legge. Ma Montag non è felice della sua esistenza alienata, fra giganteschi schermi televisivi e slogan, con una moglie indifferente e passiva e un lavoro che svolge per pura e semplice routine. Finché un giorno, dall’incontro con una donna sconosciuta, nasce un sentimento impensabile, e per Montag il pompiere inizia la scoperta di un mondo diverso da quello in cui è sempre vissuto, un universo di luce non ancora offuscato dalle tenebre della società tecnologica imperante.


SAPERE é POTERE
Questo libro, che è con tutte le ragioni annoverato tra i classici della letteratura contemporanea, è stato per me una vera scoperta e una fonte di verità inaspettate, perché pensavo fosse un libro fantascientifico e distopico, invece ho scoperto che ha dei contenuti applicabili alla realtà quotidiana. Un racconto racchiuso in poco più di 150 pagine che è in grado, con le sue tematiche forti e molto attuali, di coinvolgere il lettore spingendolo a riflettere e a rendersi conto con orrore, che non ci accorgiamo del lavaggio del cervello a cui siamo costantemente sottoposti dai media.

Il protagonista è Montag un uomo sposato, con un lavoro che lo entusiasma e soprattutto una persona che si reputa felice perché ritiene di avere tutto ciò di cui si dovrebbe aver bisogno.... ma chi dice ciò di cui abbiamo necessità? Questa è la domanda, che nel mondo del protagonista, nessuno si pone e si vuole porre. Montag fa parte di questa folla volutamente inconsapevole, è un incendiario, uno di quelli che bruciano i libri pensando che siano causa di controversie e problemi, senza fermarsi a riflettere sulla vera ragione che spinge le istituzioni a voler distruggere questa antichissima forma di comunicazione durevole nel tempo.
 Un incontro fortuito, o meglio predestinato, avuto con una sedicenne fuori dagli schemi,  fa in modo che Montag apra gli occhi cambiando totalmente la sua visione del mondo e della realtà che vive: una società opprimente fatta di assoluto controllo mediatico da parte dello Stato, che bandisce i libri, bruciandone i restanti e punendo duramente i possessori. Il protagonista quindi si rende conto che non è veramente felice e soddisfatto, capisce che la sua vita e vuota e  manca di qualcosa: la conoscenza che può avere solo attraverso i libri. Inizia quindi la sua discesa negli inferi che lo farà diventare un uomo nuovo.

Prima di passare a ai contenuti che mi hanno coinvolta maggiormente, voglio segnalarvi la presenza di moltissime similitudini e metafore fantasiose, che certamente colpiscono l'immaginazione del lettore e che sembrano essere il marchio di fabbrica dell'autore. In ogni frase infatti ho notato la presenza di questi paragoni un po' fuori dagli schemi, che però riescono bene a rendere l'idea che vuole comunicarci l'autore.
Come ho già accennato nell'introduzione della recensione, moltissimi sono i temi che mi hanno colpita durante la lettura di questo breve romanzo: si parla di conformismo, di dittatura mentale, si denota una larga presenza di mediocrità e chiusura culturale, che può anche essere interpretata come ricerca di sicurezza nelle mura conosciute di casa propria. É evidente, in alcuni personaggi di Bradbury, il desiderio del "non sapere" in quanto, quel poco che si conosce, basta e avanza per la vita passiva e controllata a cui vengono abituati, non rendendosi conto che invece questa spinta verso la chiusura, questa assoluta censura portata al limite estremo, fa in modo che la popolazione si annulli completamente, non abbia opinioni e che quindi si venga a creare ciò che è successo nel passato, quando pochi avevano il potere del sapere.
 In questo mondo distopico ricreato dall'autore, non occorre avere argomenti culturali e non serve parlare di nulla d'importante, solo le cose superficiali e non originali hanno successo, e per far si che questo avvenga, i personaggi vengono bombardati da tante notizie di poco conto che impegnano la mente, creano l'illusione dell'essere informati, senza in realtà conoscere nulla.
Qualcosa di tutto questo vi risulta familiare?

Ho deciso di assegnare quattro stelline al romanzo riservandomi di leggere qualcos'altro dell'autore.



Lya

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