22 agosto 2011

Speciale Starcrossed: storie d'amore...divine

Buona giornata a tutti lettori! Sia a coloro che sono in vacanza che a coloro che lavorano!
Oggi come gli scorsi martedì, ho preparato un post strettamente legato alla mitologia e al libro che verrá pubblicato il 7 settembre per la Giunti Y intitolato Starcrossed(QUI l’anteprima con tutte le informazioni).
Oggi voglio raccontarvi tre storie d’amore mitologiche che vedono come protagoniste due coppie divine e una coppia umana; ho scelto la prima perché è una delle mie preferite, la seconda perché, a mio parere, esemplifica la concezione degli dei nell’antichitá con i loro capricci e le loro voglie quasi sempre assecondate e la terza l’ho scelta perché è strettamente legata al libro stesso… starà a voi scoprire in quale modo!
Buona lettura!!

Amore e psiche
Un re ed una regina avevano tre figlie. Le maggiori si erano già sposate con giovani di sangue reale, ma la più piccola, di nome Psiche, era tanto bella che nessun uomo osava corteggiarla, tutti l’adoravano come fosse una dea e alcuni cominciarono ad adorare ed a rendere omaggio a Psiche trascurando addirittura gli altari di Venere. La dea, sentendosi trascurata ed offesa a causa di una mortale, pensò di vendicarsi.

La vendetta di Venere consisteva nel far innamorare la fanciulla dell’uomo più sfortunato della terra, con il quale avrebbe dovuto avere una vita di povertà e di dolore; per far questo incaricò il figlio Amore (Eros, Cupido) di colpirla con una delle sue frecce micidiali, che facevano innamorare chi ne venisse colpito.
Amore si preparò per scoccare la freccia fatale, ma, appena vide Psiche, rimase incantato della sua bellezza. Confuso dalla splendida visione, lasciò cadere l'arco ed una freccia lo ferì ad un piede. Fu così che cadde vittima del suo stesso inganno, innamorandosi lui stesso di Psiche.
Secondo un oracolo Psiche per trovare marito, avrebbe dovuto essere abbandonata sulla cima di una montagna, vestita da sposa e là sarebbe stata corteggiata da un personaggio temuto dagli stessi Dei. Al tramonto del sole, Psiche venne lasciata sulla montagna, sola ed al buio e qui s'addormentò.
Mentre dormiva venne Zefiro che la sollevò e la trasportò su un letto di fiori profumati, dove Psiche si svegliò al sorgere del sole.
Guardandosi intorno, la giovane vide un torrente e sulla riva un palazzo così bello da sembrare quello di un Dio. Psiche, quando trovò il coraggio di entrare, scoprì che le sale interne erano ancora più splendide, tutte ricolme di tesori provenienti da ogni parte del mondo, ma la cosa più strana era che tutte quelle ricchezze sembravano abbandonate e che delle voci le dicevano che era tutto suo.
Giunta la sera, lei si coricò su un giaciglio e sentì un’ombra che riposava al suo fianco. Si spaventò, ma subito dopo un caldo abbraccio l'avvolse e sentì una voce mormorarle che lui era il suo sposo, che però lei non avrebbe mai dovuto chiedere chi fosse e soprattutto non avrebbe dovuto cercare di vederlo, accontentandosi del suo amore. La soffice voce e le morbide carezze vinsero il cuore di Psiche e lei non fece più domande. Per tutta la notte si scambiarono parole d’amore. Ma prima che l’alba arrivasse, il misterioso marito, che era il giovane Amore innamorato, sparì, promettendole che sarebbe tornato appena la notte fosse nuovamente calata.
La giovane, sola per tutto il giorno, invitò a palazzo le sue sorelle ma entrambe iniziarono a fare domande incalzanti alla ragazza che riguardavano suo marito e dopo aver confessato di non averlo mai visto in viso, le due sorelle la convinsero a spiarlo di notte.
Quella notte, come sempre, Amore raggiunse Psiche e dopo averla abbracciata s'addormentò.
Psiche, quando fu sicura che egli dormisse, si alzò e prese una lampada per vederlo ed anche un coltello, nel caso in cui lui le volesse fare del male.
La luce della lampada le rivelò il più magnifico dei mostri, Amore era disteso, coi riccioli sparsi sulle guance rosate e le sue ali stavano dolcemente ripiegate sopra le spalle; accanto a lui c’erano il suo arco e la faretra piena di frecce.
La ragazza prese fra le mani una delle frecce dalla punta dorata e subito fu infiammata di rinnovato amore per il  marito. Moriva dalla voglia di baciarlo e, sporgendosi su di lui, fece cadere sulla sua spalla una goccia d’olio bollente della lampada.
Svegliato di soprassalto, Amore capì quello che era successo, aprì le sue ali e scomparve e con lui anche il castello svanì. La povera Psiche si ritrovò da sola nel buio, chiamando invano l’amore che lei stessa aveva fatto fuggire.
Cupido addolorato per ció che era avvenuto chiese alla madre di perdonare lui e graziare lei, ma Venere nonostante le preghiere di suo figlio, volle punire Psiche e le invió contro molti cacciatori. Allora Psiche andó sul Monte Olimpo per chiedere perdono, ma appena arrivata sull’Olimpo, la Dea le strappò i vestiti e la fece flagellare, dicendo che questa era la punizione di una suocera addolorata per il figlio, inoltre le assegnò compiti impossibili da portare a termine ma che lei riuscì a terminare grazie all’aiuto degli dei. Ma le prove a cui Venere voleva sottoporre la sfortunata Psiche, non finivano mai, finché Amore seppe di quello che stava succedendo in casa di sua madre e salì sull’Olimpo da Zeus per pregarlo di permettere il suo matrimonio con Psiche. Il problema nasceva dal fatto che Psiche fosse un essere umano mortale e Amore un Dio immortale. Ma Zeus, che poteva tutto, decise di elevare Psiche al grado di Dea.
Psiche bevve una coppa di nettare divino che la fece diventare una Dea, poi con la sua beltà e bontà riuscì a conquistare Venere, che le fu grata per avere donato nuovamente il sorriso al proprio figlio.


Apollo e dafne
Dafne era una giovane ninfa che viveva serena passando il suo tempo a deliziarsi della quiete dei boschi e del piacere della caccia la cui vita fu stravolta a causa del capriccio di due divinità: Apollo ed Eros.
 Racconta infatti la leggenda che un giorno Apollo, fiero di avere ucciso a colpi di freccia il gigantesco serpente Pitone alla tenera età di quattro giorni, incontra Eros che era intendo a forgiare un nuovo arco e si burlò di lui, del fatto che non avesse mai compiuto delle azioni degne di gloria.
Il dio dell’amore, profondamente ferito dalle parole di Apollo, volò in cima al monte Parnaso e lì preparò la sua vendetta: prese due frecce, una spuntata e di piombo, destinata a respingere l'amore, che lanciò nel cuore di Dafne ed un'altra ben acuminata e dorata, destinata a far nascere la passione, che scagliò con violenza nel cuore di Apollo.
Da quel giorno Apollo iniziò a vagare disperatamente per i boschi alla ricerca della ninfa, perchè era talmente grande la passione che ardeva nel suo cuore che ogni minuto lontano da lei era una tremenda sofferenza.  Alla fine riuscì a trovarla ma Dafne appena lo vide, scappò impaurita e a nulla valsero le suppliche del dio che gridava il suo amore e le sue origini divine per cercare di impressionare la giovane fanciulla.
Dafne, terrorizzata, scappava tra i boschi. Accortasi però che la sua corsa era vana, in quanto Apollo la incalzava sempre più da vicino, invocò la Madre Terra di aiutarla e questa, impietosita dalle richieste della figlia, inziò a rallentare la sua corsa fino a fermarla e contemporaneamente a trasformare il suo corpo: i suoi capelli si mutarono in rami ricchi di foglie; le sue braccia si sollevarono verso il cielo diventando flessibili rami; il suo corpo sinuoso si ricoprì di tenera corteccia; i suoi delicati piedi si tramutarono in robuste radici ed il suo delicato volto svaniva tra le fronde dell'albero.
Fonte  http://www.elicriso.it/it/mitologia_ambiente/dafne/  

Elena e Paride
Questa coppia è molto diversa dalle altre infatti è formata da due umani con un triste ma inesorabile destino.
Elena era considerata la donna piú bella del mondo con le sue bionde chiome e con il suo allegro e spontaneo carattere; ovviamente tantissimi erano i pretendenti alla sua mano e fu vittima di diversi rapimenti. Giunta in etá da marito per evitare la guerra tra gli aspiranti alla sua mano, Tindaro, tutore della ragazza, fece stipulare un patto di solidarietà tra i pretendenti che prevedeva l’assoluto rispetto della scelta del marito e nel caso qualcuno avesse tentato di allontanarla dallo sposo prescelto, tutti gli ex pretendenti  avrebbero dovuto aiutarlo a recuperarla e a vendicare il torto subito. 
Elena quindi scelse di sposare Menelao, fratello di Agamennone e re di Sparta e andó a vivere nella rocca del marito. Ma Menelao era anziano rispetto alla bellissima ragazza e mentre Paride, fratello di Ettore e uno dei principi di Troia, era in visita nella sua casa, con la sua virilità e con un contributo da parte di Afrodite sedusse la regina di Sparta e la rapí. 
Elena quindi portata a Troia e completamente avvinta dall’incantesimo della dea dell’amore divenne la causa principale dello scoppio della guerra di Troia.
Disprezzata sia dai greci perché si era lasciata corrompere sia dai troiani perché proprio la sua presenza li aveva visti coinvolti in una sanguinosa guerra, Elena era infelice e pentita.
Alla morte dell’amato – odiato Paride, fu costretta a sposare suo fratello Deifobo, ma alla fine della guerra si trovó nuovamente vedova.
Controversa fu la sua fine. Nell'Odissea Elena appare riconciliata col marito e tornata a Sparta per regnarvi al suo fianco, anche se malvista dai sudditi. Un'altra versione vuole che, dopo la morte di Menelao, due figli naturali di costui cacciassero Elena e la costringessero a rifugiarsi presso Rodi, dove Polisso la fece impiccare per aver causato la morte di tanti eroi sotto le mura di Troia, fra cui suo marito Tlepolemo.


questo é l'ultimo speciale prima della recensione di Starcrossed che pubblicheró martedí prossimo!
Spero che vi sia interessato e piaciuto!

Lya

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