martedì 3 dicembre 2013

Recensione: "La vendetta del diavolo" di Joe Hill


Titolo: La vendetta del diavolo
Autore: Joe Hill
Pagine: 391
Prezzo: 19,90€
Editore: Sperling&Kupfer



Ignatius Perrish ha passato tutta la notte tra alcol ed eccessi. Il mattino dopo si sveglia con i postumi di una sbronza tremenda, un mal di testa infernale... e un paio di corna che gli spuntano sulla fronte. In un primo momento Ig pensa che siano un'allucinazione, o il prodotto di una mente alterata dalla rabbia e dal dolore. Nell'ultimo anno ha vissuto in un solitario purgatorio personale, dopo la morte della sua amata, Merrin Williams, violentata e assassinata in circostanze mai chiarite. Un esaurimento nervoso sarebbe la cosa più naturale del mondo. Ma non c'è niente di naturale in queste corna, fin troppo reali. Un tempo Ig godeva una vita di privilegi: aveva sicurezza, soldi e un posto nella società. Aveva tutto, e anche qualcosa in più: aveva Merrin, e il loro amore fatto di sogni a occhi aperti e magia. Ma l'assassinio della fidanzata si è abbattuto su Ig come una maledizione: pur essendo innocente, agli occhi della gente è lui l'unico colpevole, e si è comprato l'assoluzione grazie al suo denaro. Tutti, ormai, l'hanno abbandonato. Tutti, tranne uno: il suo demone interiore. Posseduto da un nuovo, terrificante potere e con nuove, spaventose sembianze, per Ig è arrivato il momento di trovare il mostro che ha ucciso Merrin e ha distrutto la sua vita. Essere buono non lo ha portato da nessuna parte. È il momento di una piccola vendetta. È tempo che il diavolo riscuota ciò che gli spetta...


“La vendetta del diavolo” è un thriller dello scrittore americano Joe Hill. In realtà è uno pseudonimo che lo scrittore usa per non essere riconosciuto, perché il peso del nome che porta è grande e inevitabilmente le aspettative sarebbero alte e anche la pressione. Joe Hill alias Joseph Hillstrom King altri non è che il figlio del King per eccellenza, ovvero Stephen.
Ho letto questo libro nell’ambito di un GdL e ammetto che se avessi dovuto scegliere un libro da leggere, probabilmente avrei scelto questo per la trama. Una lettura sicuramente diversa dalle mie solite, però mi ha particolamente colpita. Non riesco a dire che il libro mi è piaciuto, ma nemmeno che il libro non mi è piaciuto. Sbagliato sarebbe anche dire che il libro mi ha lasciata indifferente. Non so nemmeno spiegare le sensazioni che mi ha lasciato: inquietudine, angoscia, mi spinge sempre a riflettere e a pensarci perché non è da me non saper dire “Sì, mi è piaciuto”, “No, non mi è piaciuto!”. Sicuramente un autore che sono felice di aver scoperto e di cui vorrei leggere altro.
È passato un anno da quando la sua fidanzata è morta e Ignatius Perrish non se ne da pace. Sa che è stato scagionato dall’accusa di violenza ed omicidio della donna amata solo grazie ai soldi e l’influenza che suo padre ha saputo usare per corrompere i giudici. Ig sa anche che nonostante l’appoggio della sua famiglia nessuno gli crede, tutti, nel fondo del loro cuore, sanno che è stato lui. E così una notte come le altre Ig si ritrova sempre al solito bar a rifare sempre le stesse cose: bere fino a star male e fare visita al luogo dove Merrin è stata trovata morta. Ma una cosa nuova è successa: all’improvviso il mal di test post-sbornia è più forte e sulla testa di Ig c’è qualcosa che non dovrebbe starci, un paio di corna. Allucinazione dovuta a qualche malattia cerebrale? Ig quasi ci spera, dopotutto morire non può essere peggio di una vita come la sua, senza Merrin, dove tutti lo credono un assassino e un violentatore. Ma così non è, non è malato, le corna ci sono e la gente che incontra reagisce ad esse. Ma non come ci si aspetterebbe, urlando, mettendosi le mani alla bocca, fuggendo terrorizzati: la gente, difronte alle corna si trova spinta a raccontare i pensieri più crudi e segreti del proprio animo, devono fare i conti con il loro Demone interiore e di questo Ig ne approfitta, spesso cercando di influenzare le loro scelte a proprio vantaggio o anche solo per prendersi quella vendetta che altrimenti non si sarebbe potuto prendere.
Però ben presto questo “potere” si rivela più utile e più doloroso di quel che pensa: finalmente potrà far luce su quello che è successo veramente la notte che Merrin è morta e soprattutto potrà scoprire la verità sul migliore amico Lee. Come è possibile che solo lui non subisce l’influenza delle corna?
I due personaggi cardine di questo romanzo sono proprio Ig e Lee, amici da tanti anni, rivali in amore ma allo stesso tempo amici. La loro amicizia è nata in seguito al salvataggio di Ig da parte di Lee. Ma forse le cose non stanno come realmente sembra, o forse Ig voleva vedere del buono anche dove non c’era. Infatti Ig sa che è forse stato il suo voler fare per forza qualcosa di buono che ha portato al triste epilogo la sua vita. La caratterizzazione dei personaggi è forse il punto forte del romanzo: l’introspezione psicologica, la ricchezza dei dettagli e la focalizzazione sui sentimenti hanno contribuito a rendere reali i personaggi.
Stesso discorso posso fare per la scrittura: la scelta del linguaggio e della forma ricordano molto una sceneggiatura più che un romanzo. Contribuisce a questa opinione anche il frequente utilizzo dei dialoghi.
Ho trovato anche vincente la scelta di inframmezzare il romanzo con frequenti flash-back circa la giovinezza del trio Ig-Merrin-Lee, piuttosto che raccontare tutto insieme all’inizio del romanzo. I ricordi del passato li ho trovati più scorrevoli da leggere e meno impegnativi.
Anche i luoghi hanno nel romanzo un ruolo importante: la chiesa dove Ig e Merrin si sono incontrati, il luogo dove Merrin è stata trovata morta e la fonderia dove si svolgono alcune delle scene più importanti del romanzo, tra cui la scena chiave finale.
Una scena che invece non ho apprezzato, o meglio, penso di non averne colto la vera portata, è quando Ig raccoglie attorno a se una schiera di serpenti e inizia un monologo circa il potere, Dio, la religione. Mi ha dato la sensazione che fosse una specie di riproposizione in chiave demoniaca dei discorsi di Gesù alle folle, come sono narrati dai Vangeli. L’ho trovata un po’ forzata, come se l’autore sentisse la necessità di affiancare ad Ig i serpenti, da sempre iconograficamente rappresentanti del demonio, come a voler a tutti i costi mostrare la trasformazione completa del protagonista. Voglio sottolineare che questa opinione è da lettrice e non da credente, purtroppo è sempre meglio mettere le mani avanti su questi argomenti.
Concludendo questa lunga recensione non mi sento di sconsigliare la lettura, ma voglio consigliarvi di leggere il romanzo quando avrete modo di dedicarvici seriamente, perché bisogna avere la mente libera per cercare di cogliere le piccole sfumature del romanzo e anche il più piccolo dettaglio.
In questo caso, per coerenza con ciò che ho detto all’inizio della recensione, assegno 3 stelline: una giusta via di mezzo tra il “Mi è piaciuto” e il “Non mi è piaciuto”.


Isy

2 commenti:

  1. Io verso la fine mi sono commosso, purtroppo il finale come hai scritto tu lascia l'amaro in bocca sotto alcuni aspetti, però il fatto che abbia passato più di metà libro con l'ansia e le poche lacrime che ho versato in quelle 3 pagine (io che sono fatto di ghiaccio) sono segni inequivocabili che l'ho apprezzato e anche molto! Non vedo l'ora di leggere "Nos4a2"!!!

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    1. Io invece stranamente non mi sono commossa, però l'ansia di scoprire il finale c'era tutta :)

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