16 luglio 2011

RECENSIONE: Io Lancillotto. Il cavaliere di Artú di Jack Whyte


Ciao a tutti, oggi vi presenterò la mia recensione di un romanzo storico- fantasy che vede come protagonista il mitico Lacillotto e quindi tutti i protagonisti del ciclo arturiano.
Enjoy!!

Titolo: Io Lancillotto. Il Cavaliere di Artú.
Autore: Jack Whyte
Pagine:381
Prezzo: € 10,50
Editore: Piemme

Trama
Un vecchio cavaliere franco, accompagnato da una scorta di giovani guerrieri, attraversa lo Stretto della Manica, e sbarca a Glastonbury, dove sorge la più antica ecclesia d’Inghilterra. Gli uomini si addentrano nella zona, attraverso le dolci colline dove non molti anni prima sorgeva il meraviglioso regno di Camelot, il dominio di Artù, la patria della nobiltà e della cavalleria. Il vecchio cavaliere conosce bene questi luoghi: qui ha passato gli anni migliori della sua vita, qui ha combattuto, ha sofferto, ha amato. E adesso “il Franco”, come ancora lo chiamano gli abitanti della zona, è tornato per onorare un’antica promessa: dare degna sepoltura al vecchio amico Merlino, e recuperare Excalibur, la mitica spada di Artù, il simbolo di Camelot. Ma sente che non basta: deve fare ancora qualcosa perché la splendida epopea di Camelot non venga dimenticata. Perciò, tornato in Gallia, decide di scrivere la sua storia, sin da quando era un giovane franco spavaldo e coraggioso che tutti conoscevano come Clothar, figlio di Ban. Il giovane Clothar non sapeva nulla, allora, del destino che lo attendeva. Un destino di guerra e amore, di passioni, di amicizia e sangue: il destino dell’uomo che sarebbe diventato Lancillotto, il più caro amico di Artù, e il suo traditore.

Mia Recensione
Questo libro “Il Cavaliere di Artú”, è il primo libro di una serie di 4 volumi totali chiamati “Io Lancillotto” che raccontano la vita e gli incontri appunto, di Lancillotto, il leggendario cavaliere della tavola rotonda innamorato di Ginevra.
Il libro inizia praticamente dalla fine, Lancillotto anziano, accompagnato da uno dei suoi figli avuti dopo l’esilio in Gallia, viaggia per la Britannia per recuperare le ultime cose lasciate da Merlino, che in questo caso non è un mago ma bensí un uomo saggio e giusto, afflitto dalla lebbra. Uno di questi oggetti è Excalibur, la spada di re Artú.
La vista della spada e le domande incalzanti del giovane figlio, fanno si che i ricordi sopraggiungano nella mente del protagonista che inizia a raccontarci la storia della sua infanzia in Gallia, della sua adolescenza e del suo percorso per diventare uomo.

Era da lungo tempo che desideravo questo libro e ho dovuto aspettare la ristampa per poterlo acquistare. Una delle mie tante passioni, è l’amore per i miti e le leggende ed in particolare il ciclo arturiano mi sta molto a cuore, grazie a letture passate che me lo hanno fatto apprezzare davvero. Nonostante la promessa che mi sono fatta di evitare, per quanto possibile, di iniziare nuove serie, visto che ormai ne ho in corso parecchie, quando l’ho visto in libreria con il 30% di sconto, non ho resistito. Calcolate che ho arretrati da leggere ben 19 libri, ma in quel momento lo desideravo e la presenza dello sconto, mi ha dato la giusta scusa per prenderlo.

La trama è semplice e lineare e come ho giá detto, questo primo libro, parla dell’infanzia e dell’adolescenza di Lancillotto, questo insomma é soprattutto un libro introduttivo poiché non c’è nulla di Artú, Ginevra, Merlino e dei cavalieri della tavola rotonda, per quello dovró acquistare e leggere i libri successivi.
Molto belle e particolareggiate sono le descrizioni degli ambienti come castelli e paesaggi cosí come sono molto realistiche le descrizioni di armi medievali e combattimenti anche se a volte l’autore si dilunga troppo.
I personaggi sono relativamente pochi, spesso sembra di leggere una sorta di diario personale di un anziano che tenta di ricordare i suoi trascorsi giovanili senza soffermarsi troppo sulla caratterizzazione degli amici e maestri. Vengono infatti solo descritte le figure del padre, ma anche in questo caso brevemente, del suo mentore Germano e di due maestri, uno in positivo e uno in negativo, senza ma soffermarsi troppo.
Tutto come l’adolescenza, scivola velocemente e lascia poche tracce nella mente e queste tracce, sono per lo piú legate ad esperienze forti e memorabili della vita.
Mi ha molto colpito il tentativo, ben riuscito dell’autore di creare una base storica credibile alla leggenda, che riesce a dare cosí uno sfondo di realtà a quella che solitamente è narrata quasi come una favola e che ci sembra quindi difficilmente collocabile nel tempo e quindi difficile da immaginare senza i toni della fantasia e senza l’aura di mito.

A questo punto non so se consigliarvelo o meno come libro, perché credo proprio che da solo valga ben poco, quindi mi riservo il giudizio finale dopo aver letto almeno il secondo e terzo volume e per questo assegno tre stelline e mezzo, ma non perché non è un libro valido, ma perché è davvero evidente che è spezzettato e che occorre leggerli tutti per avere una visione completa. Io comunque, abituata come sono alle serie, non mi scoraggio mica!!!

2 commenti:

  1. Di questa serie ho letto i primi due anni fa, ma non mi hanno lasciato una buona impressione, al contrario ho amato la saga arturiana sempre di Jack Whyte "Le cronache di Camelot" composta da sei volumi + 2 di approfondimento

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