30 aprile 2011

SPECIALE Donne da Incubo. Intervista a Stefania Bonura

Buon sabato mattina a tutti!
Eccoci giunti al penultimo giorno del nostro speciale sulle Donne da Incubo ,come già anticipato,ospiteremo sul nostro blog l’autrice delle 101 donne più malvagie della storia, vi lascio quindi con le sua intervista!


Ciao Stefania e benvenuta sul nostro blog! vorresti presentarti alle nostre lettrici parlandoci di te, dei tuoi interessi ed hobbies?
Ciao. La prima cosa che mi viene in mente per presentarmi è che sono siciliana, anche se da anni ormai non abito più nella mia amata isola. Ci torno tuttavia spesso. Da una decina di anni abito a Roma, ma ho trascorso il periodo universitario a Firenze. Un altro elemento che mi caratterizza è il mio amore per i libri, vivo fin dall’infanzia, che mi ha portato a lavorare dopo la laurea nel campo dell’editoria. L’analisi della società contemporanea, nella sua complessità metropolitana, è uno dei miei interessi principali, ma mi sono lasciata degli spiragli di antichità, come la passione per l’antico Egitto che mi porto gelosamente dietro dalle scuole medie.

Visto che il nostro è un blog letterario ed i libri sono al centro la domanda sulla lettura è quasi d’obbligo! Oltre che scrittrice sei anche una lettrice appassionata? Quali sono i tuoi generi preferiti?
Certamente sono prima di tutto una lettrice, anche se talvolta leggo con la lente deformata del redattore a caccia di refusi, ma ancora riesco a godermi letture piacevoli. I miei gusti col tempo sono mutati. Non ho un genere preferito. Passo da David F. Wallace a Saviano con estrema facilità, così come da Naghib Mahfuz a Amelie Nothomb, o da Sciascia ad Agota Kristof, o ancora da Queneau a Tolkien. Tanti anni fa ero ossessionata da Italo Calvino, oggi la saggistica mi occupa più tempo della narrativa. In soldoni, vado in libreria, compro e leggo tutto ciò che solletica la mia curiosità.  

Passiamo subito al sodo. Ovviamente la figura di alcune donne della storia, soprattutto se dissolute e diverse dalla massa, ha sempre attirato la curiosità oltre che degli storici, anche dei lettori.
Vuoi spiegarci il motivo per cui hai scelto questo argomento, perché ti sei voluta soffermare proprio sull’aspetto malvagio delle donne?
Il lato oscuro delle cose, e delle persone, è sempre più avvincente e stimolante. La malvagità delle donne è un tema che ha fatto dibattere a lungo. C’è ancora oggi chi sostiene che le donne sanno essere più cattive dell’uomo, come dire che le donne ne sanno sempre una più del diavolo. Il punto è che prevale ancora oggi il modello della donna la cui natura le nega ogni possibilità di cattiveria e, pertanto, quando la realtà fa emergere figure che poco hanno a che vedere con quel modello appaiono a dir poco mostruose. O viceversa le donne vengono associate a una malvagità che sembra quasi la conseguenza di una condizione di debolezza, di inferiorità, che le porta a generare sciagure all’uomo. La situazione è ben diversa. Le donne non sono figure monolitiche che oscillano tra la santità e la perversione. Sono un miscuglio di tante cose. Attraverso questa lista nera io ho potuto e voluto proprio allontanarmi da questi stereotipi e complicare, piuttosto che semplificare le cose. Le brevi biografie sono state davvero un’occasione unica per tracciare profili che non spieghino, piuttosto che inquietino e restituiscano alla donna tutte le sfumature di cui è composta dalle più oscure alle più luminose.

Perché non hai deciso di soffermarti solo su due o tre figure cardine analizzandole in modo approfondito ed hai invece preferito scrivere questi brevi ritratti di ben 101 donne?

Attraverso una carrellata così ampia ho potuto maggiormente dare una visione complessa e variegata delle donne considerate malvagie dalla storia, dalla cronaca, dalla società e dall’immaginario collettivo. Da Olimpia d’Epiro, la madre di Alessandro Magno, fino alla Thatcher, nell’ambito delle “donne e potere”, corrono più di duemila anni, e nella sezione “donne e crimine”, da Locusta, l’avvelenatrice della Roma imperiale, ad Annamaria Franzoni ne corrono altrettanti: cambiano i contesti e muta anche la percezione della cattiveria delle donne, sebbene il detto “chi dice donne dice danno”, inventato nel Seicento da Pasquino per Olimpia Pamphilj Maidalchini sia ancora oggi ampiamente utilizzato. Infine, ho potuto narrare ben 101 storie, tutte affascinanti, talmente interessanti che già hanno ispirato molta letteratura. Un grande privilegio a mio avviso.

Come hai articolato la tua ricerca storica visto che sono così numerose? Come hai selezionato le fonti?
E’ stato un lavoraccio. Utilizzando molti saggi sul tema, anche raccolte enciclopediche sulla criminalità, nonché conoscenze letterarie e cinematografiche consolidate, ho potuto tracciare un primo elenco e poi da lì sono partita per approfondire le varie protagoniste attraverso monografie, ma anche testi di storia antica, cronache di varie epoche, talvolta documenti, sentenze, perizie psichiatriche, e moltissimi articoli di cronaca.

Puoi dire con tre aggettivi quali sono i punti in comune di queste 101 figure?
Ambiziose, ciniche, determinate.

Puoi dirci quali sono le tre figure femminili di cui ci hai parlato nel libro a cui ti sei affezionata maggiormente, a cui ti sei sentita più “legata” e perché?
Nella prima parte, tra le donne che hanno tramato per il potere, sicuramente ho trovato davvero stupefacente Fulvia, un personaggio dell’antica Roma, una delle mogli di Marco Antonio, prima che costui si perdesse per la regina egiziana Cleopatra. Di lei si diceva che “di femminile aveva solo il corpo” e scatenò la sua furia contro Cicerone che a lungo l’aveva dileggiata in un modo un po’ bizzarro: dopo che Ottaviano e Antonio ordinarono la sua morte, Fulvia si fece portare la testa mozzata dell’odiato oratore per potersi scagliare con degli spilli contro la sua irriverente lingua ormai violacea.
Nella seconda parte, tra le donne che si sono date al crimine, sono rimasta colpita da Vera Renczi, una cosiddetta vedova nera che esce un po’ fuori dalle statistiche e dalle categorie delle omicide. Una nobildonna rumena dei primi del Novecento che non uccideva né per lucro, né per vendetta: uccideva per gelosia. Se sospettava che il suo uomo stava guardando, o soltanto pensando a, un’altra donna non lo mandava semplicemente al diavolo, lo mandava all’altro mondo.
Nella terza parte, tra le donne tratte dalla letteratura, dal cinema e dal fumetto, quella che sento più vicina senza dubbio è Crudelia De Mon. Diciamo che ad attrarmi è quella sua aria da diva decaduta e poi quel suo gesto davvero orribile, di cui probabilmente anch’io sarei capace: quello di spegnere una sigaretta in un pasticcino…

Oltre alle 101 donne più malvagie, hai scritto anche un altro libro della collana 101 sull’antico Egitto, quale sarà il prossimo argomento?
Sto lavorando a un altro progetto ma, soprattutto per scaramanzia, preferisco non anticipare nulla…

Grazie per aver risposto alle nostre domande e ti auguriamo un grosso in bocca al lupo per il tuo futuro!



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