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17 marzo 2017

RECENSIONE: Annus mirabilis di Geraldine Brooks

buona lettura!

Titolo: Annus mirabilis
Autore: Geraldine Brooks
Pagine:352
Prezzo: 12,90 euro
Editore: Beat

Trama
È una mattina del 1666 a Eyam, un piccolo e isolato villaggio di montagna del Derbyshire, in Inghilterra, e nel grazioso cottage in cui vive, Anna Frith, vedova a diciotto anni con due bambini, dopo aver riempito una brocca d’acqua fresca, raggiunge la stanza di George Viccars, un sarto girovago venuto qualche tempo fa a bussare alla sua porta in cerca d’un alloggio. Anna entra nella stanzetta dal soffitto basso e per poco la brocca d’acqua non le cade di mano. Il volto giovane e bello della sera precedente è scomparso. Gorge Viccars giace con la testa spinta di lato da un bubbone grande quanto un maialino appena nato, un rigonfiamento di carne lucida e pulsante. Così, nelle pagine di questo romanzo, la peste giunge a Eyam, in una mattina del 1666. Inaspettata e innocente eroina, Anna deve affrontare la morte nella sua famiglia, la disintegrazione della sua comunità e il pericolo di un amore illecito. L’Annus Horribilis della peste, però, è destinato a trasformarsi in un Annus Mirabilis, un anno di meraviglie…
Romanzo indimenticabile che svela «la meraviglia del coraggio umano» (Library Journal), Annus Mirabilis è un’avvincente storia d’amore in cui dolore e gioia, perdita e resurrezione si alternano mirabilmente.

Nuovo libro edito dalla Beat da recensire per voi! Ogni volta è sempre difficile scegliere quale libro leggere e diventa ancora più complesso per quanto riguarda i beat perché, se da una parte mi attirano tutti, dall’altra non voglio “consumarli” troppo in fretta.
Annus Mirabilis di Geraldine Brooks era nella mia wl da parecchio e quindi ho deciso di leggerlo.

I protagonisti della storia sono gli abitanti di un piccolo villaggio inglese i quali, nel 1666, vengono colpiti dalla peste veicolata da alcune stoffe preziose provenienti dalla città. Anna è la voce narrante e, attraverso il suo sguardo semplice ma delicato, racconta ciò che vive in prima persona tra malati, morti e violenze.

Parto subito dicendo che questo libro non è ciò che mi aspettavo perché è una vera e propria cronaca, lenta e piuttosto dettagliata, di un disastro avvenuto in questo piccolo villaggio. Tutto inizia con l’arrivo di un gentile sarto girovago che prende alloggio presso Anna, una vedova giovanissima con due figli a carico. Il sarto sembra stare bene finché non crolla nel suo letto preda di febbri e con degli inquietanti bubboni vicini alle ghiandole. L’uomo muore in fretta ma la malattia inizia a diffondersi e Anna, insieme al parroco e a sua moglie iniziano una battaglia contro la morte che dura un intero anno, tutto il 1666. Per preservare le altre città vicine dal contagio, il villaggio viene chiuso e i rapporti umani con l’esterno troncati. La malattia inesorabile che colpisce chiunque, la morte che bussa a ogni casa e l’isolamento volontario, portano gli abitanti allo stremo delle forze provocando situazioni critiche e violente. La sopravvivenza è al centro di ogni pensiero.
La voce narrante, quella di Anna, racconta questa escalation di sofferenza e solitudine con occhi semplici ma profondi in quanto lei stessa è colpita dal dolore della perdita.
Non è sicuramente un libro allegro, anzi è piuttosto lugubre e ansiogeno perché l’efficacia della narrazione porta il lettore a sentire il peso incombente della malattia e del dolore che può colpire chiunque e in qualsiasi momento. I rapporti umani e civili si assottigliano sempre di più per la paura del contagio e ciò pesa notevolmente in un villaggio dove tutti si conoscono e si aiutano. La carità è rara e gli aiuti sono pochi; tutti devono cavarsela come possono.
 La storia è lenta e a tratti “ripetitiva”, anche se il finale a sorpresa ravviva un po’ la lettura e stupisce.
Per questo motivo ho deciso di assegnare al libro tre stelline e mezzo anche se la lettura è stata lenta e non priva di ostacoli emotivi.


Lya

26 aprile 2016

RECENSIONE: La figlia del boia di Oliver Potzsch



Buona lettura a tutti!


La figlia del boiaTitolo: La figlia del boia
Autore: Oliver Potzsch
Pagine: 432
Prezzo:9 euro
Editore: BEAT

Trama

Baviera, 1659. Il destino di Martha Stechlin, levatrice di Schongau, sembra segnato: il boia del paese deve torturarla per estorcerle una confessione nella quale lei dica di aver ucciso due bambini.
Jakob Kuisl, il boia di Schongau, un gigante alto quasi due metri, la barba nera e spinosa, le lunghe dita ricurve simili ad artigli, non crede però alla sua colpevolezza. 
E con lui non credono che Martha sia una strega anche sua figlia Magdalena, un’attraente ragazza dalle labbra carnose, e Simon Fronwieser, il figlio del medico cittadino, un giovane ben visto tra il gentil sesso di Schongau. I tre indagano per cercare di ribaltare una sentenza che sospettano sia stata scritta solo per convenienza politica e, soprattutto, per nascondere una verità inconfessabile. 


Eccomi finalmente a parlarvi di un romanzo che ho desiderato e ricevuto per il mio compleanno più di un anno fa: "La figlia del boia" edito dalla mia casa editrice del cuore, la beat.

Il protagonista della storia è un boia tedesco del 1600 il quale, tra un'impiccagione e punizioni corporali varie, si ritrova a vestire i panni di investigatore per cercare di risolvere una serie di disgrazie capitate nel suo villaggio. Uno dopo l'altro vengono trovati i corpi di alcuni bambini del paese, tutti riportano uno strano marchio sulla spalla. Proprio a causa di questo marchio si pensa immediatamente alla stregoneria e viene subito trovato un capro espiatorio: la levatrice. Il boia, uomo pragmatico ma anche di cultura, sa che dietro a tutti gli avvenimenti non si nasconda una strega ma bensì un assassino.

Voglio partire questa recensione parlandovi di una nota dell'autore che si trova la fine del libro; lui ci dice che la maggior parte dei nomi e alcuni avvenimenti sono realmente accaduti e che lui è un discendente del boia di cui narra le vicende. Questo particolare, un po' macabro che ho scoperto solo la fine della lettura, mi ha colpita molto positivamente perché ha reso, nella mia mente, ancora più realistica la storia.
Passando al romanzo, posso dire che mi è piaciuto per la maggior parte: le descrizioni degli ambienti, dell'epoca, delle torture e usanze del seicento le trovate davvero molto realistiche e d'impatto. A discapito del titolo, che mi ha fatto credere che la protagonista del romanzo sarebbe stata la figlia del boia, il personaggio centrale, quello con una maggiore introspezione psicologica e quello più acuto, è sicuramente il boia stesso. È subito evidente che non ama il suo lavoro ma che per tradizione familiare è costretto a farlo, è un uomo che ha studiato l'anatomia umana e che si tiene informato sulle nuove scoperte, conosce le piante e i loro usi medicinali ed è un personaggio silenzioso, cupo ma sicuro di sé. Sua figlia è presente all'interno della storia ma ha un ruolo marginale come quello del suo pretendente, il dottore della città. Il mistero narrato vede la presenza di stregoneria e di rituali magici, di assassini senza scrupoli, di politici sbrigativi e di tanti personaggi ignoranti che ragionano in branco e non singolarmente. Le pagine scorrono veloci e si viene a formare pian piano un complesso puzzle di avvenimenti e coincidenze tutto scritto in modo fluido e ricco. Insomma, il libro mi è piaciuto tanto che sono andata a comprare il seguito che spero di leggere a breve.
Assegno quattro stelline a questo thriller storico che mi ha colpito sia per la particolarità dei personaggi scelti e descritti, sia per l'ambientazione che per lo stile di scrittura.

Lya

07 febbraio 2015

RECENSIONE: La mossa della regina di Elizabeth Fremantle

Buona lettura!
Titolo: La mossa della regina
Autrice: Elizabeth Fremantle
Pagine: 396
Prezzo: 19€
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 8 aprile 2014


Londra, 1543. Quando Caterina Parr rimane vedova per la seconda volta a trentun anni, è costretta a trasferirsi alla corte di Enrico VIII insieme alla fedele cameriera Dot e alla figliastra Meg. Attratta irresistibilmente dal fascino di Thomas Seymour, consigliere di corte del re, con cui inizia una relazione segreta e appassionata, Caterina non può però sottrarsi alle attenzioni del borioso e temibile sovrano che ha messo gli occhi su di lei e ha deciso di sposarla.
Caterina non ha scelta: sarà la sua sesta moglie.
Ha così inizio per lei una nuova vita nella quale, ben consapevole dell'atroce fine delle donne che l'hanno preceduta, dovrà imparare a navigare nel mare in tempesta di un mondo lacerato da intrighi, tradimenti e sospetti usando il suo istinto femminile e la sua intelligenza per potersi adattare al nuovo ruolo, diventando presto un punto di riferimento per il re all'interno di una corte infida. In un'affascinante alternanza di voci, quella della nobildonna Caterina e quella dell'umile governante Dot, splendidamente scritto, ricco di atmosfera e di dettagli storici, La mossa della regina è la storia coinvolgente di una donna formidabile alla corte sfarzosa ma falsa di Enrico VIII, in un'epoca storica di grande turbolenza politica e religiosa. Un romanzo elegante e romantico che segna il luminoso debutto come scrittrice di Elizabeth Fremantle.
 
Dopo aver passato parecchio tempo leggere young adult e fantasy, eccomi a decidere di leggere un romanzo storico al femminile. È da parecchio che non optavo per una lettura interente a Enrico VIII ma sto rivedendo le puntate del telefilm "Tudor" e quindi ecco che si spiega la scelta.

La protagonista del romanzo è Caterina Parr, ultima delle sei mogli di Enrico VIII. La donna con alle spalle due matrimoni imposti e senza figli, si ritrova di nuovo vedova con una figliastra a carico a corte. Qui Enrico VIII, nonostante sia vecchio e malato, è ancora al centro di tutto e, dopo la delusione data dalla giovanissima Caterina Howard, decide di prendere in moglie una donna più matura: Caterina Parr.
Ormai rassegnata a sottostare al volere degli uomini, nonostante il ribrezzo e il desiderio di vivere una vita libera, Caterina sposa Enrico e accompagna per tre anni gi ultimi momenti della sua reggenza tra problemi religiosi, figlie non ancora collocate e soprattutto intrighi di corte.

Parto dicendo che ho una particolare predilezione per la storia inglese della reggenza di Enrico fino all'epoca di sua figlia Elisabetta I . È una parte della storia che mi ha sempre affascinata e coinvolta e ho letto (e visto) di tutto e di più sull'argomento da saggi storici a romanzi: questo non poteva sfuggirmi, prima o poi sarebbe comunque finito tra le mie grinfie.
"La mossa della regina" è un romanzo che vede una donna adulta come protagonista, già vinta dai tanti problemi della vita femminile dell'epoca che si vede costretta per la terza volta a sposare un uomo che non ama, per di più anziano e così potente da decidere della vita e della morte delle sue precedenti mogli. Caterina, sin dalle prime battute della storia, è una donna disincantata che non si fa illusioni sul ruolo che ricopre, prima come vedova di un nobile, poi come regina di un paese: lei sa che deve sottostare al volere del re, compiacerlo e soprattutto cercare di dargli il figlio maschio tanto desiderato. Soprattutto per quest'ultima cosa lei soffre molto perché non ha dei figli dalle precedenti unioni e sa che le probabilità sono molto scarse.
Nonostante la storia sia piuttosto interessante, lo stile dell'autrice crea una certa distanza tra Caterina e il lettore che non viene mai "attivamente" coinvolto nelle vicende, anzi, rimane lontano dai veri sentimenti di questa donna forte e intelligente. Lei è al di sopra del lettore e non gli permette di calarsi nella sua vita anche perché è in prima persona costretta a mascherare molte delle sue opinioni.
Una parte fondamentale del romanzo è relativa alla fede di Caterina la quale ha studiato Erasmo, Lutero e, in segreto, Calvino e quindi ha delle opinioni forti in materia religiosa: cosa davvero pericolosa in un'epoca fatta di continue riforme e cambiamenti.
Punto assolutamente positivo è l'esattezza storica e cronologica presente nella narrazione, momenti romanzati a parte. Questa cosa non è per nulla scontata in questa tipologia di romanzo poiché ci sono sia quelli molto vicini a dei saggi, sia quelli così fantasiosi da stravolgere ciò che è realmente accaduto.
Fondamentalmente il romanzo mi è piaciuto ma avrei preferito riuscire a calarmi nelle ansie e nei dolori di questa donna così forte ma anche così cauta, avrei preferito uno stie più avvolgente oppure più storico e non questa strana via di mezzo.
Ho deciso di assegnare al romanzo tre stelline.


Lya


 

03 febbraio 2015

Top Ten Tuesday 72

Buon martedì amici lettori. Nuovo appuntamento con la rubrica bisettimanale "Top Ten Tuesday", ideata dal blog "The broke and the bookish". Scopriamo insieme il tema per questa settimana =)

Il tema è: 

"Top Ten Books I Can't Believe I Haven't/Want To Read From X Genre (for example I feel like I'm pretty well read in contemporary YA but there are some STAPLES I can't believe I haven't read. Or if you just want to books you WANT to read in a particular genre..not necessarily long overdue)"
ovvero
"Top ten di libri che non ci credo non ho ancora letto/voglio leggere, di un genere X"

Nel mio caso ho scelto la top ten di romanzi storici che non ancora letto nonostante siano in wishlist da molto tempo =)

1)
"Ivanhoe" di Walter Scott

2)
"La contessa nera" di Rebecca Johns

3)
"Il nome della rosa" di Umberto Eco

4)
"Alexandros" di Valerio Massimo Manfredi

5)
"I pilastri della terra" di Ken Follet

6)
"Le cronache di Camelot" (8 voll.) di Jack Whyte ( a mia discolpa posso dire che sono introvabili...sono anni che li cerco)

7)
"Annus Mirabilis" di Geraldine Brooke

8)
"Caterina, la prima moglie" di Philippa Gregory

9)
"L'altra regina" di Philippa Gregory

10)
"La rilegatrice dei libri proibiti" di Belinda Starling

E voi quale genere avreste scelto e soprattutto quali libri avreste inserito nella top ten?=)Avete altri romanzi storici da consigliarmi?^^

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