martedì 23 febbraio 2016

RECENSIONE:Lisario o il piacere infinito delle donne di Antonella Cilento

Buon martedì ragazzi!

Titolo: Lisario o il piacere infinito delle donne
Autore: Antonella Cilento
Pagine: 297
Prezzo: 10,50 euro
Editore: Mondadori

Trama
Lisario Morales è muta a causa di un maldestro intervento chirurgico, ma legge di nascosto Cervantes e scrive lettere alla Madonna. È poco più di una bambina quando le propongono per la prima volta il matrimonio: per sottrarsi a quest'obbligo cade addormentata. Quando non può opporsi alla violenza degli adulti, infatti, Lisario dorme. E addormentata da mesi, come la protagonista della più classica delle fiabe, la riceve in cura Avicente Iguelmano, medico fallito giunto a Napoli per rifarsi una reputazione. Tra mille incertezze, pudori, paure, la terapia, al tempo stesso la più prevedibile come la più illecita, sarà coronata dal successo, e però spalancherà davanti alla mente del dottore, fragile, superstiziosa, supponente - in una parola, seicentesca -, un vero e proprio abisso di fantasmi e di terrori, tutti con una radice comune: il mistero abissale, conturbante, indescrivibile del piacere femminile, l'incontrollabile ed eversiva energia delle donne. L'affresco della Napoli barocca, fra Masaniello e la peste, riassume la sua forma rutilante, fastosa e miserabile, fosca ed eccessiva, grazie alla scrittura della Cilento, capace di creare sia gli effetti miniaturistici delle folle di Micco Spadaro, sia la potenza dei chiaroscuri caravaggeschi. 



Attratta un po’ dalla cover che dall’ambientazione del libro, ho deciso su due piedi di leggere “Lisario o il piacere infinito delle donne”, libro finalista del premio Strega del 2014. Solitamente non leggo i libri che concorrono al premio, ma questo sembrava molto nelle mie corde e non mi sono sbagliata del tutto.

La storia narrata è quella di Lisario, Belisaria Morales, giovane donna appartenente a un’importante famiglia spagnola, residente a Napoli nella metà del seicento. Lisario, amante della musica e del canto, subisce in giovane età un intervento alla gola che le paralizza per errore le corde vocali; da allora rimane muta. In segreto impara a leggere e a scrivere e inizia a compilare un diario, quasi epistolare, indirizzato alla Madonna. Arrivata alla pubertà, il padre la vuole dare in sposa a un vecchio che Lisario non vuole e quindi la ragazza decide che dormirà per sempre. Lisario quindi si addormenta e dorme per più di sei mesi e nessun medico riesce a svegliarla finché non prova a intervenire Iguelmano che riesce, con metodi molto lontani dalla pratica scientifica, a svegliare la ragazza e a sposarla successivamente. Il loro matrimonio però non è ciò che sembra e Iguelmano inizia a studiare e a fare ricerche ossessive sul piacere delle donne usando come cavia sua moglie.

Questo libro mi ha stupita molto perché narra una storia tradizionale e particolare insieme. Il caso del sonno di Lisario insieme all’ossessione di Iguelmano per il piacere femminile sono le componenti più originali e inedite mentre, il matrimonio forzato, il triangolo amoroso e la conclusione sono abbastanza “tradizionali”. Lisaro è una protagonista assolutamente inedita, infatti, pur non parlando, riesce a esprimere la sua ribellione nei confronti del mondo in cui è costretta a vivere: il suo sonno autoimposto, che dura mesi e mesi, è l’unica difesa che riesce a escogitare per scappare da un matrimonio non desiderato finendone però in un altro. Usa il suo mutismo per nascondersi ma vivere comunque la vita che vorrebbe in semplicità e quasi allo stato animalesco, un ritorno alle origini dell’uomo. Iguelmano, d’altro canto, è un personaggio ossessionato dai suoi fallimenti come figlio, medico e come uomo e, attraverso delle particolari ricerche sul piacere femminile, cerca di crearsi una giustificazione per l’ossessione nei confronti di Lisario, che lui ritiene completamente sua.
Si sarà capito dalle mie parole che ci sono molte caratteristiche che rendono questo romanzo storico davvero particolare, pur narrando una storia di tradimenti piuttosto classica. Insieme a ciò ho potuto anche notare come l’autrice abbia usato moltissimo il grottesco per dare cupezza alla Napoli di quel secolo: ci sono descrizioni piuttosto orride, personaggi peculiari come la madre nana di Lisario e molte scene che posso solo definire grottesche. Si fa molta leva sulle sensazioni olfattive dei lettori che vengono calati nel seicento grazie a descrizioni che esaminano gli ambienti spesso dal punto di vista degli odori.  Tutto ciò arricchisce notevolmente la storia di base e crea ancor più un ambiente cupo e stravagante perfettamente in linea con il Barocco e con la Napoli dominata dai vicerè spagnoli.
Assegno tre stelline e mezzo al romanzo e lo consiglio a tutti coloro che vogliono una storia particolare e interessante da leggere.

Lya
 

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