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10 maggio 2016

Classici da... libreria: Moby Dick

Buon pomeriggio lettori!
eccomi qui con la recensione di un grande classico della letteratura americana.

Titolo: Moby Dick
Autore: Herman Melville
Pagine: 689
Prezzo: 10 euro

Trama
Vi narra in prima persona la sua avventura Ismaele, che si imbarca come marinaio assieme a un ramponiere indiano sulla baleniera Pequod. Il capitano della nave, Achab, un personaggio cupo che incute rispetto e timore nei suoi uomini, ha perso una gamba per colpa della balena bianca Moby Dick e ora vuole vendicarsene, a qualunque costo. Inizia così una lunga caccia. La snervante attesa dell'incontro con il cetaceo che sfugge al capitano offrirà al narratore l'occasione di meditazioni scientifiche, religiose, filosofiche e artistiche, all'interno della struttura del romanzo d'avventura per mare. Intanto l'immenso oceano, con i suoi mostri e le sue profondità, si erge in tutta la propria potenza e imperscrutabilità dinanzi all'uomo, che gli può contrapporre solo una fragile esistenza, oscillante tra il bene e il male. Fino a che sopraggiunge la catastrofe finale, fatalmente presentita, quando Moby Dick distruggerà la baleniera e tutto l'equipaggio trascinando con sé Achab e il suo arpione. Solo Ismaele si salverà e potrà così raccontare la loro folle, ambiziosa quanto disperata, impresa.


In questo mese ho voglia di scrivere solo recensioni brevi e credo che anche questa lo sarà. Ho deciso all’inizio del 2015 quale classico-mattonazzo dell’estate leggere e la mia scelta è ricaduta su Moby Dick, grande romanzo americano pubblicato nella prima metà dell’800.
Dopo “Anna Karenina”, quindi letteratura russa, dopo il bellissimo “Cent’anni di solitudine” dell’autore colombiano Marquez, ho deciso di provare con qualcosa di americano. “Il grande Gatsby” non mi piacque particolarmente, ho provato in passato con Hemingway ma la cosa non è andata bene e quindi, vedendo il tomone di Melville che ho comprato usato, ho deciso di dare un chance. Vi dico solo una cosa: inizio a credere di avere qualche problema con i classici della letteratura americana (Capote a parte).

La voce narrante del libro è Ismaele, uomo che, desideroso di avventura, decide d’imbarcarsi per tre lunghi anni su una baleniera per imparare il mestiere e vedere questi enormi “mostri” marini. La storia prende avvio con la ricerca di una nave su cui imbarcarsi per poi svolgersi a bordo della prescelta: la Pequod con il capitano Achab. Quest’ultimo, personaggio davvero particolare, è ossessionato da Moby Dick, un’enorme balena bianca che lo ha mutilato anni addietro e che lui vuole uccidere. Tutto il romanzo prelude la caccia finale che finisce in tragedia.

Parto subito dicendo che questo libro è lentissimo, ma lento che di più lento non si può. Nelle prime 200 pagine c’è solo una presentazione della voce narrante che gira per imbarcarsi conoscendo un ramponiere polinesiano. Le altre 400 pagine invece parlano della vita a bordo, degli incontri in mare con altre navi e, qua e là, delle particolari descrizioni del “leviatano”(la balena cioè), raccontata storicamente, iconograficamente, fisicamente e con degli aneddoti particolari. Devo dire che queste parti più didattiche erano i frammenti più interessanti del libro perché viene proprio analizzata la storia della balena e del capodoglio che l’uomo ha sempre osservato. La storia del romanzo, di per sé, è davvero molto scarna ma ci sono una marea di descrizioni, di dialoghi tra marinai, di racconti di vita e di avventure. Tutto questo mi ha reso la lettura davvero molto noiosa e lenta e ho meditato numerose volte di abbandonare il libro ma, ho stretto i denti e sono arrivata alla fine. Non mi è piaciuto, oltre perché l’animalista che è in me ha protestato tante volte, ma perché è lento (l’ho già detto vero?), noioso e spesso ripetitivo. Forse il messaggio di fondo dell’ossessione che porta alla distruzione è profondo e bello ma in mezzo a tutte quelle parole va davvero ricercato.
Assegno 2 stelline al romanzo solo per le parti didattiche che sono interessanti e variegate.



Lya

11 agosto 2015

Teaser Tuesdays: Moby Dick

Buongiorno lettori1
ecco un nuovo teaser di quello che ho appena iniziato a leggere!
Ecco il mio classico dell'estate!
Che strade squallide! Su entrambi i lati non case, bensì blocchi d'oscurità, e qua e là una candela, come un lume vagante su una tomba. A quell'ora di notte, l'ultimo giorno della settimana, quel quartiere della città risultava del tutto deserto. Ma presto giunsi a una luce fumosa che usciva da un edificio basso e largo, con la porta aperta in modo invitante. Aveva un aspetto trascurato, come fosse concepita per uso pubblico; così, entrando, per prima cosa inciampai in una cassettina con la cenere, nel vestibolo. «Ah!», pensai, mentre le volanti particelle quasi mi soffocavano, «sono le ceneri di Gomorra, la città distrutta? Prima "Gli arpioni incrociati" e il "Pesce Spada"... e allora questa deve proprio essere l'insegna de "La Trappola".» Tuttavia mi rialzai e, sentendo qualcuno che parlava a voce alta all'interno, avanzai e aprii una seconda porta, interna. Sembrava d'essere al grande Parlamento Nero riunito a Tofet . Un centinaio di facce nere si voltarono a sbirciare dalle loro file, mentre più in là un nero Angelo del Giudizio stava picchiando sul pulpito con un libro. Era una chiesa di negri; e il sermone del predicatore verteva sull'oscurità delle tenebre, dove regnano il pianto, i gemiti e il digrignar di denti .    
«Ah, Ismaele», mormorai mentre mi ritiravo indietreggiando, «che brutto modo hanno di passare il tempo alla "Trappola"!»    
Andando avanti, raggiunsi finalmente una tenue luce non molto lontana dai moli del porto, e udii nell'aria un desolato cigolio; alzando gli occhi, vidi un'insegna che dondolava sopra la porta, con sopra dipinto qualcosa di bianco che somigliava vagamente a un getto alto e dritto di nebbiosa spuma, e sotto queste parole: «Locanda dello sfiatatoio — Pietro Cassa da morto».

Voi cosa leggete di bello? ^^
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