Visualizzazione post con etichetta Giorno della memoria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giorno della memoria. Mostra tutti i post

27 gennaio 2015

RECENSIONE: Il bambino con il pigiama a righe di Boyne John

Oggi, 27 gennaio è il giorno della memoria e, per ricordare, eccomi con la recensione di un romanzo dolce ma incredibilmente doloroso.

Titolo: Il bambino con il pigiama a righe
Autore: Boyne John
Pagine: 211
Prezzo: 10 euro
Editore: BUR

Trama
Leggere questo libro significa fare un viaggio. Prendere per mano, o meglio farsi prendere per mano da Bruno, un bambino di nove anni, e cominciare a camminare. Presto o tardi si arriverà davanti a un recinto. Uno di quei recinti che esistono in tutto il mondo, uno di quelli che ci si augura di non dover mai varcare. Siamo nel 1942 e il padre di Bruno è il comandante di un campo di sterminio. Non sarà dunque difficile comprendere che cosa sia questo recinto di rete metallica, oltre il quale si vede una costruzione in mattoni rossi sormontata da un altissimo camino. Ma sarà amaro e doloroso, com'è doloroso e necessario accompagnare Bruno fino a quel recinto, fino alla sua amicizia con Shmuel, un bambino polacco che sta dall'altro lato della rete, nel recinto, prigioniero. John Boyne ci consegna una storia che dimostra meglio di qualsiasi spiegazione teorica come in una guerra tutti sono vittime, e tra loro quelli a cui viene sempre negata la parola sono proprio i bambini. 



“Il bambino con il pigiama a righe” da cui è tratto l‘omonimo film, è stata una lettura bella e tragica insieme. Avendo già visto il film sapevo già dove tutta la storia narrata andasse a parare e quindi avevo preparato i fazzolettini; nonostante questo ho voluto comunque leggerlo, sia perché è presente da più di un anno nella libreria (di mia madre), sia perché il punto di vista del romanzo lo rende delicato ma efficace.

Il protagonista del romanzo è un bambino di nove anni che vive a Berlino negli anni della seconda guerra mondiale. Un giorno lui e la sua famiglia sono costretti a trasferirsi lontano dalla bella città tedesca perché il padre ha avuto una promozione: è diventato il comandante di presidio ad Auschwitz. Bruno non sa come si pronunci la parola e non sa cosa sia quell’enorme recinto con tante persone dentro, sa solo che deve starci molto lontano. Cosa che puntualmente non fa…

Ciò che mi ha fatto apprezzare il libro è sicuramente la scelta del punto di vista: nonostante io abbia visto almeno un paio di volte il film, ho comunque apprezzato il libro proprio per Bruno e il suo desiderio di esplorare. Tutto il romanzo è narrato in prima persona proprio dal bambino che, ignaro di ciò che sta succedendo agli ebrei, dopo averi incontrato “Il Furio”, che ho capito solo a metà libro chi fosse, viene sbattuto in Polonia a vivere accanto al recinto di Auschwitz. Per lui tutta la situazione è strana e confusa e quindi crea nella sua mente infantile e pura, una storia plausibile ai suoi occhi per spiegare la presenza di tutte quelle persone che vestono sempre con il pigiama. Lì ci sono tanti bambini mentre Bruno è sempre da solo con la sua famiglia, questa “ingiustizia” viene parzialmente supplita dal nuovo amico con il pigiama che il bambino conosce in una delle sue peregrinazioni assolutamente proibite. I ragionamenti “distorti” che fa e le azioni conseguenti sono la causa del finale della storia.
Come ho già detto, di per se la storia narrata è semplice ma il punta di vista scelto e i temi trattati rendono il tutto molto più incisivo e insieme delicato: la sofferenza del popolo ebreo visto dagli occhi di un bambino viziato che non comprende la violenza e l’isolamento che queste persone subiscono sotto i suoi occhi.
Fazzoletti a parte, nonostante il film sia fedele e “bello”, il libro lo è ancora di più perché contrappone l’innocenza di entrambi i bambini protagonisti e la bruttura di ciò che è accaduto meno di cento anni fa. Per i bambini non ci sono neri o bianchi, non ci sono ebrei o ariani, ci sono giochi e scherzi (belli e brutti), c’è la famiglia, l’amore e l’educazione. In questo testo, sicuramente adatto anche ai più piccoli poiché tratta temi complissi con una sensibilità tutta particolare, ci sono numerosi elementi apprezzabili che colpiscono il cuore.
Assegno tre stelline e lo consiglio a piccoli e grandi che cercano libri in tema “giorno della memoria” senza “l’ovvia” violenza di ciò che è purtroppo accaduto.

Lya

14 gennaio 2015

ANTEPRIMA: Una luce quando è ancora notte e Baci di carta





Ecco due anteprime interessanti per il mese di gennaio e per il giorno della memoria.


Titolo: Una luce quando è ancora notte
Autore:Valentine Gobbi
Pagine: 283
Prezzo: 16 euro
Editore: Guanda
Data di pubblicazione: 15 gennaio 2015

Trama
Mila, giovanissima militante nella Resistenza francese, viene deportata a Ravensbrück nell’aprile del 1944 insieme ad altre quattrocento donne. Non ha mai avuto alcuna aspirazione all’eroismo: se ha deciso di aiutare suo fratello e gli altri militanti parigini l’ha fatto per senso del dovere, con la semplicità dei suoi vent’anni. Come le altre prigioniere politiche, prova sollievo nell’apprendere che non sarà fucilata. Non sa nulla del viaggio che l’aspetta, non ha mai sentito nominare Ravensbrück. Del campo di concentramento ignora tutto, anche le parole per nominare le cose, le azioni, le regole che bisogna imparare per sopravvivere. E per raccontare alle altre donne il segreto che avrà un ruolo decisivo nel suo destino. Grazie alla solidarietà delle compagne e a una tenacia incrollabile, Mila riuscirà a scorgere un barlume di luce rappresentato dalla presenza, nel campo, di una Kinderzimmer, una camera per i neonati: un luogo paradossale di vita in un paesaggio di disperazione. Giorno dopo giorno, nella durezza di un autunno e di un inverno infiniti, Mila si aggrappa con tutte le forze a quella luce, per se stessa e per il bambino che porta in grembo. In un romanzo intenso e originalissimo, Valentine Goby riesce a dire l’indicibile, a farci sentire sulla pelle la forza di quelle donne, la loro dolcezza, il loro coraggio. E la speranza di uscire dal lager, incisa nel corpo e nell’anima.
 
Titolo:Baci di carta
Autore: Pali Meller
Pagine:150
Prezzo: 16 euro
Editore: Marsilio
Data di pubblicazione: 15 gennaio 2015

Trama
L’architetto ebreo Pali Meller, viene denunciato e arrestato per aver falsificato un documento nel quale si attestava la sua appartenenza alla razza ariana. Vedovo da tempo deve lasciare i suoi due figli, Paul di 11 anni e Barbara di 7, alla governante. In un’epoca che assisteva all’annientamento degli ebrei d’Europa, Meller non fu deportato in un campo di concentramento, ma con sentenza di un tribunale venne condannato a 6 anni di detenzione in un carcere dove morì, dopo 13 mesi, il 31 marzo 1943. Aveva 40 anni. Dalla prigione, riuscì a spedire 24 lettere costruendo con i figli una nuova relazione, affidata alla carta da lettere, così come “di carta” divennero i baci che poté inviare loro.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...